Diritti umani: Amnesty, una delegazione di studenti domani al Miur per dire “no ai discorsi d’odio a scuola”

Domani, 29 maggio, una delegazione di studenti della scuola primaria e della secondaria di primo grado verrà ricevuta da Giovanna Boda, direttrice generale della Direzione generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, per chiedere che il ministro Marco Bussetti si impegni in prima persona per contrastare la discriminazione e i discorsi d’odio a scuola. Lo annuncia oggi Amnesty international, spiegando che l’incontro costituirà l’occasione per consegnare i messaggi che le classi che partecipano al progetto “Amnesty kids” hanno raccolto durante l’anno scolastico, come ad esempio: “Caro signor ministro – scrive il piccolo Matteo – i discorsi d’odio sono brutti da ricevere e da dire, perché quando dici una cosa brutta a un tuo caro dopo ti penti e ci rimani male, invece è brutto riceverli perché dopo continui a farti domande nella testa. Quindi per me vanno tolti dappertutto”.  “Caro Marco Bussetti – dice Anna -, io vorrei che lei mettesse una nuova legge. Nelle scuole italiane non ci devono essere bullismo, violenza, odio e parole che possono essere offensive. Grazie”. Amnesty Kids Scuola è un progetto di educazione ai diritti umani di Amnesty International Italia rivolto alle classi della scuola primaria e a quelle della scuola secondaria di primo grado. Le classi che partecipano ricevono un kit didattico con percorsi e approfondimenti per conoscere i propri diritti e attivarsi per farli rispettare. Nell’anno scolastico 2018/2019 Amnesty Kids è stato inserito nel progetto “#Io Rispetto” cofinanziato da Aics (Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo), capofila Cifa onlus, e ha visto la partecipazione di 10.000 alunne e alunni che, insieme ai loro insegnanti, hanno ragionato sul potere delle parole e sul legame tra la libertà di espressione e i diritti umani. Al termine del percorso i kids hanno deciso di passare all’azione, dimostrando ancora una volta che la scuola può diventare uno dei luoghi privilegiati per la difesa e la promozione dei diritti umani.

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