Carta di Assisi: Ruffini (Santa Sede), “un giuramento di Ippocrate del mondo contemporaneo”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Un Giuramento di Ippocrate del mondo contemporaneo”. Con queste parole, Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, ha voluto definire la Carta di Assisi, il primo manifesto internazionale contro i muri mediatici e l’uso delle parole come pietre. “Il mondo rischia di precipitare verso la negazione dell’altro”, ha rilevato Ruffini per il quale “se usiamo le parole per dividerci, tradiamo il senso del nostro essere umani oltre che il senso dello strumento che usiamo”. Si tratta di “un passo necessario, in un momento in cui prevale la polarizzazione e la logica della contrapposizione”, ha aggiunto p. Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, ricordando che “il giornalismo costruisce una società” e che “il nostro modo di interpretare i fatti annoda fili, ma a volte crea grovigli”. “La comunicazione sta perdendo la compassione e sta assumendo lo stigma, scomunica in quanto crea muri e divisioni”, ha osservato il gesuita sottolineando che “attraverso l’informazione si può minare una democrazia”. Ecco perché, ha detto, la Carta di Assisi è “urgente perché dobbiamo pensare ad un destino comune”. Il documento è “un appello alle coscienze di tutti”, ha continuato Gian Mario Gillio, responsabile della comunicazione della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. “Ci siamo presi per mano, religioni e diverse confessioni, per andare avanti insieme, per oltrepassare i ponti e metterci come presidio davanti ai muri perché non se ne costruiscano altri”.

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