Custodia del creato: don Bignami (Cei), “boschi e foreste sono una ricchezza da difendere per il bene comune”

“Alla luce dell’enciclica Laudato sì – che dalla sua pubblicazione nel maggio del 2015 si è rivelata un potente strumento su questioni che stanno sfidando l’umanità – come Ufficio Cei, proponiamo giornate di approfondimento come questa, per rilanciare una teologia della biodiversità che trova fondamento nella Bibbia. Ciò per salvaguardare in particolare foreste e boschi, che in Italia sono una ricchezza talvolta inesplorata e poco conosciuta”. Così don Bruno Bignami, direttore Ufficio nazionale problemi sociali e lavoro della Conferenza episcopale italiana, aprendo a Roma il XVI Seminario di studio sulla Custodia del creato, promosso dalla Cei in collaborazione con la Confederazione nazionale Coldiretti. Il seminario, inserito per la prima volta nel programma nazionale del Festival dello sviluppo sostenibile, esamina a partire da una prospettiva teologica la rilevanza delle foreste come importante fonte di biodiversità. Don Bignami ha sottolineato come spesso vi sia “uno sguardo troppo utilitaristico della realtà, che non lascia spazio alla contemplazione”: “L’ecologia integrale indicataci da Papa Francesco, è la strada per ripensare all’economia e alla politica in un’ottica diversa che non miri allo sfruttamento economico del bene comune. La prospettiva nella quale anche la Cei con la pastorale italiana si muove, per far conoscere non solo il messaggio della Laudato sì, ma anche per far comprendere il ruolo fondamentale che ognuno di noi ha nel custodire e valorizzare la nostra casa”. A margine del convegno, il direttore dell’Ufficio Cei ha parlato di come la Chiesa italiana si stia preparando al Sinodo sull’Amazzonia di ottobre: “Sono tante le iniziative in programma nelle diocesi. L’obiettivo è che il Sinodo diventi l’occasione per riflette in una prospettiva più ampia, che guarda al mondo. Parlare di Amazzonia significa infatti ragionare su uno dei due polmoni dell’umanità, sulla necessità di salvaguardare i rapporti tra i popoli”.

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