Papa in Romania: a Sinodo ortodosso, “camminare insieme con la forza della memoria”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Il ricordo dei passi compiuti insieme ci incoraggia a proseguire verso il futuro nella consapevolezza – certamente – delle differenze ma soprattutto nell’azione di grazie di un’atmosfera familiare da riscoprire, nella memoria di comunione da ravvivare, che come lampada getti luce sui passi del nostro cammino”. È uno sguardo propositivo, che si nutre della memoria per progettare il futuro, quello adottato dal Papa durante l’incontro con il Sinodo permanente della Chiesa ortodossa rumena. Rivolgendosi al patriarca Daniel, che ha già abbracciato nel palazzo presidenziale, al termine del suo primo discorso del viaggio in Romania, e poco fa durante l’incontro privato al riparo dalle telecamere, Francesco è andato di nuovo col pensiero all’evento storico di 20 anni fa: “Beatitudine, caro Fratello, vent’anni fa l’incontro tra i nostri predecessori fu un dono pasquale, un evento che contribuì non solo alla rifioritura delle relazioni tra ortodossi e cattolici in Romania, ma anche al dialogo tra cattolici e ortodossi in generale. Quel viaggio, che per la prima volta un vescovo di Roma dedicava a un Paese a maggioranza ortodossa, aprì la via ad altri eventi simili”. Poi “un pensiero di grata” memoria al patriarca Teoctist: “Come non ricordare il grido spontaneo ‘Unitate, unitate!’, che si levò qui a Bucarest in quei giorni? Fu un annuncio di speranza sorto dal Popolo di Dio, una profezia che ha inaugurato un tempo nuovo: il tempo di camminare insieme nella riscoperta e nel risveglio della fraternità che già ci unisce”. “Camminare insieme con la forza della memoria”, la consegna del Papa: “Non la memoria dei torti subiti e inferti, dei giudizi e dei pregiudizi, che ci rinchiudono in un circolo vizioso e portano ad atteggiamenti sterili, ma la memoria delle radici: i primi secoli in cui il Vangelo, annunciato con parresia e spirito di profezia, ha incontrato e illuminato nuovi popoli e culture; i primi secoli dei martiri, dei Padri e dei confessori della fede, della santità quotidianamente vissuta e testimoniata da tante persone semplici che condividono lo stesso Cielo”. “Grazie a Dio le nostre radici sono sane e salde – il bilancio ecumenico di Francesco – e, anche se la crescita ha subito le storture e le traversie del tempo, siamo chiamati, come il salmista, a fare memoria grata di quanto il Signore ha operato in noi, a elevare a Lui un inno di lode gli uni per gli altri”.

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