Papa in Romania: a Sinodo ortodosso, no a “diffidenze” e “reticenze”, sì a “fraternità”

(Foto Vatican Media/SIR)

“La fragilità dei legami, che finisce per isolare le persone, si ripercuote in particolare sulla cellula fondamentale della società, la famiglia, e ci chiede lo sforzo di uscire e andare incontro alle fatiche dei nostri fratelli e sorelle, specialmente i più giovani, non con scoraggiamento e nostalgia, come i discepoli di Emmaus, ma col desiderio di comunicare Gesù Risorto, cuore della speranza”. Nella parte finale del suo secondo discorso in Romania, dal palazzo del Patriarcato ortodosso a Bucarest, il Papa ha indicato con queste parole le due priorità dell’evangelizzazione: famiglia e giovani. “Dare Dio”, prima di “dire Dio”, l’invito, insieme a quello a “non essere passivi nel bene, ma pronti ad alzarci e ad andare, attivi e collaborativi”. “Ci sono d’esempio le tante comunità ortodosse romene che ottimamente collaborano con le molte diocesi cattoliche dell’Europa occidentale dove sono presenti”, ha sottolineato il Santo Padre, facendo notare che “in molti casi si è sviluppato un rapporto di reciproca fiducia e amicizia, alimentata da gesti concreti di accoglienza, sostegno e solidarietà”. “Attraverso questa vicendevole frequentazione molti cattolici e ortodossi romeni hanno scoperto di non essere estranei, ma fratelli e amici”, il tributo del Papa, secondo il quale “il tragitto che ci attende va da Pasqua a Pentecoste: da quell’alba pasquale di unità, qui sorta vent’anni fa, siamo instradati verso una nuova Pentecoste”, come quella degli apostoli.
“Il nostro cammino è ripartito dalla certezza di avere il fratello accanto, a condividere la fede fondata sulla risurrezione dello stesso Signore”, ha detto il Papa a proposito dei progressi in campo ecumenico: “Da Pasqua a Pentecoste: tempo di raccoglierci in preghiera sotto la protezione della Santa Madre di Dio, di invocare lo Spirito gli uni per gli altri. Ci rinnovi lo Spirito Santo, che disdegna l’uniformità e ama plasmare l’unità nella più bella e armoniosa diversità. Il suo fuoco consumi le nostre diffidenze; il suo vento spazzi via le reticenze che ci impediscono di testimoniare insieme la vita nuova che ci offre. Egli, artefice di fraternità, ci dia la grazia di camminare insieme. Egli, creatore della novità, ci renda coraggiosi nello sperimentare vie inedite di condivisione e di missione. Egli, forza dei martiri, ci aiuti a non rendere infecondo il loro sacrificio”.

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