Papa in Romania: messa cattedrale cattolica, “siate promotori di una cultura dell’incontro”, come i “santi della porta accanto”

“Siate voi i promotori di una cultura dell’incontro che smentisca l’indifferenza e la divisione e permetta a questa terra di cantare con forza le misericordie del Signore”. Si è conclusa con questo invito l’omelia della prima Messa celebrata dal Papa in terra romena, nella cattedrale cattolica di San Giuseppe a Bucarest. “Essere cristiani è gioia nello Spirito Santo”, ha ricordato il Papa: “Senza gioia restiamo paralizzati, schiavi delle nostre tristezze. Spesso il problema della fede non è tanto la mancanza di mezzi e di strutture, di quantità, nemmeno la presenza di chi non ci accetta; il problema della fede è la mancanza di gioia. La fede vacilla quando ci si barcamena nella tristezza e nello scoraggiamento. Quando viviamo nella sfiducia, chiusi in noi stessi, contraddiciamo la fede, perché anziché sentirci figli per i quali Dio fa grandi cose, rimpiccioliamo tutto alla misura dei nostri problemi e ci dimentichiamo che non siamo orfani: abbiamo un Padre in mezzo a noi, salvatore potente”. “Maria ci viene in aiuto perché, anziché rimpicciolire, magnifica, cioè, ‘grandifica’ il Signore, loda la sua grandezza”, le parole dedicate al Magnificat: “Ecco il segreto della gioia. Maria, piccola e umile, comincia dalla grandezza di Dio e, nonostante i suoi problemi – che non erano pochi – sta nella gioia, perché in tutto si fida del Signore. Ci ricorda che Dio può sempre compiere meraviglie se rimaniamo aperti a Lui e ai fratelli”. “Pensiamo ai grandi testimoni di queste terre”, l’invito: “Persone semplici, che si sono fidate di Dio in mezzo alle persecuzioni. Non hanno posto la loro speranza nel mondo, ma nel Signore, e così sono andati avanti”. “Vorrei rendere grazie a questi umili vincitori, a questi santi della porta accanto che ci indicano il cammino”, l’omaggio del Papa: “Le loro lacrime non sono state sterili, sono state preghiera che è salita al cielo e ha irrigato la speranza di questo popolo”.

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