Papa in Romania: “Padre nostro” nella cattedrale ortodossa, essere “coltivatori di comunione” e “unità”. “Lasciarci alle spalle il passato”

“Essere pazienti coltivatori di comunione, che non si stancano di far germogliare semi di unità, di far lievitare il bene, di operare sempre accanto al fratello: senza sospetti e senza distanze, senza forzature e senza omologazioni, nella convivialità delle diversità riconciliate”. Nella sua intensa meditazione sul Padre Nostro, pronunciata nella cattedrale ortodossa di Bucarest, il Papa ha descritto in questi termini l’impegno di dialogo tra cattolici e ortodossi. “Il Padre Nostro non è preghiera che acquieta, è grido di fronte alle carestie di amore del nostro tempo”, ha ricordato Francesco sottolineando che “il pane che domandiamo oggi è ance il pane di cui tanti ogni giorno sono privi, mentre pochi hanno il superfluo”. No, dunque a “individualismo” e “indifferenza”, sì invece alla capacità “di condividere, non di accumulare; di sfamare gli altri più che riempire noi stessi, perché il benessere è tale solo se è di tutti”. “Dobbiamo trovare la forza di perdonare di cuore il fratello”, l’invito finale, prima della recita del Padre Nostro: “Di lasciarci alle spalle il passato e di abbracciare insieme il presente. Aiutaci, Padre, a non cedere alla paura, a non vedere nell’apertura un pericolo; ad avere la forza di perdonarci e di camminare, il coraggio di non accontentarci del quieto vivere e di ricercare sempre, con trasparenza e sincerità, il volto del fratello”. Poi la recita del Padre Nostro in latino e in romeno, al termine della quale Sua Beatitudine Daniel accompagnerà il Santo Padre sul sagrato della cattedrale, per la benedizione a tutti i fedeli presenti, prima del trasferimento in papamobile alla cattedrale cattolica di San Giuseppe.

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