Rapporto Istat: giovani escono dalla famiglia di origine sempre più tardi. Percorsi di vita frammentate e tappe principali rimandate

I giovani escono dalla famiglia di origine sempre più tardi sperimentando, rispetto alle precedenti generazioni, percorsi di vita più frammentati che spostano in avanti le tappe principali. Lo conferma oggi l’Istat nel “Rapporto annuale 2019”.
Al 1° gennaio 2018, spiega l’Istat, i giovani dai 20 ai 34 anni sono 9 milioni e 630mila, il 16% del totale della popolazione residente; rispetto a 10 anni prima sono diminuiti di oltre 1 milione 230mila unità (erano il 19 per cento della popolazione al 1° gennaio 2008).
Più della metà dei giovani dai 20 ai 34 anni, celibi e nubili, vive con almeno un genitore. Nel 2016 sono circa 5 milioni 500mila, il 56,7 per cento del totale dei giovani in quella fascia di età. “Questa proporzione – si legge – è in continuo aumento a causa del rallentamento dei tempi di uscita dalla famiglia di origine. Il fenomeno è legato soprattutto alla mancanza di indipendenza economica dovuta al protrarsi degli studi, alle difficoltà nel trovare un’occupazione adeguata o all’incapacità di sostenere le spese per un’abitazione, ma anche a tratti caratteristici della cultura italiana che portano i giovani a cercare garanzie e stabilità prima di lasciare la famiglia di origine”.
Lo spostamento in avanti delle fasi della vita, viene spiegato nel Rapporto, riguarda anche la transizione allo stato anziano: “Vi è una progressiva crescita della distanza tra l’età anagrafica, la sua rappresentazione sociale e la percezione che ne hanno gli individui”.
Nel 2018 si stima che gli uomini possano contare su una vita media di 80,8 anni, le donne di 85,2 anni. Nel tempo i vantaggi di sopravvivenza delle donne rispetto agli uomini si sono ridotti: il differenziale osservato ha raggiunto 4,4 anni – quasi un anno in meno rispetto a dieci anni prima – a testimonianza dei maggiori guadagni registrati per gli uomini.

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