Telecamere in classe: Lodolo (esperto), “non risolvono. Per relazione educativa di buona qualità, riconoscere, prevenire e curare burn out insegnanti”

Riconoscere le malattie professionali degli insegnanti e destinare fondi per la loro prevenzione e cura perché pensare solo alle telecamere in classe è “una risposta che rischia di scadere nella demagogia e di non risolvere il problema”. Secondo Vittorio Lodolo D’Oria, medico, specialista in disagio mentale professionale degli insegnanti, intervistato dal Sir, sono queste le azioni necessarie per costruire una relazione educativa di buona qualità, prevenire il burn out di insegnanti e educatori e i maltrattamenti sui bambini. “È necessario – spiega – riconoscere le loro malattie professionali. Presso l’Ufficio terzo del ministero dell’Economia e delle finanze sono conservati i dati dal 2005 ad oggi sulle inidoneità per motivi di salute. Nella categoria degli insegnanti si tratta per lo più di patologie psichiatriche: per il 92% di disturbi di depressione e ansia che hanno a che fare con la professione; per l’8% di psicosi e disturbi di personalità. Occorre riconoscerle mediante una diagnosi medica, e allocare fondi per la loro prevenzione – che si fa anche attraverso la formazione – e cura. Dunque rilevare i dati, formare i docenti che non conoscono questo rischio legato alla loro professione, formare i dirigenti, e preparare i medici sul rischio professionale che corrono gli insegnanti. Invece, a questo fine non è stato allocato neppure un euro”. Per Lodolo D’Oria, pensare solo alle telecamere è “una risposta che rischia di scadere nella demagogia e di non risolvere il problema”.

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