Migrazioni: Zamagni (Pass), “indignarsi per l’ipocrisia e l’inadeguatezza delle politiche dell’Ue”

“La globalizzazione economica, mentre accelera e magnifica la libertà di trasferimento di beni e di capitali, va ostacolando, in modo esplicito e più spesso implicito, i movimenti delle persone, mettendo a repentaglio quel diritto fondamentale dell’uomo che è la libertà di emigrare”. Lo scrive Stefano Zamagni, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali (Pass), nel numero di luglio di Vita pastorale, anticipato al Sir. La consapevolezza dell’economista è che “nei Paesi in via di sviluppo l’emigrazione, anziché rappresentare un’alternativa al processo di sviluppo, costituisce il mezzo più efficace per avviare tale processo”. Ciò viene considerato possibile perché “le rimesse degli emigrati consentono di far giungere risorse finanziarie nelle mani dei potenziali utilizzatori”, ma anche perché “l’emigrazione è il modo più rapido e meno costoso per un Paese povero di acquisire quelle abilità e quelle conoscenze richieste dai nuovi paradigmi tecnologici”. Zamagni indica, quindi, la decisione di emigrare come “strategia di diversificazione dei rischi: alcuni membri della famiglia emigrano per consentire a coloro che restano in Patria migliori condizioni di vita”. “Sarebbe vana illusione pensare di arrestare i flussi migratori, semplicemente puntando sull’avvio di processi di sviluppo nei Paesi da cui vanno via”. Secondo l’economista, “lo sviluppo è necessario, ma non sufficiente a neutralizzare le spinte all’emigrazione nel breve e medio periodo”. Sommando ai migranti per ragioni economiche quelli per cause ambientali e i rifugiati, il presidente della Pass ribadisce che “di fronte a questo scenario non ci si può non indignare – come fa Francesco – per l’ipocrisia e l’inadeguatezza delle politiche migratorie dell’Unione europea, che non va oltre l’adozione di pratiche meramente assistenzialistiche, che servono solo ad alimentare odi e paure immotivati”.

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