Diocesi: mons. Sigismondi (Foligno), “con gli oratori la chiesa ricorda che non ha confini, ma una maternità da allargare”

“Auguro a ciascuno di voi di imparare a guardarsi dentro, lontano e in alto. Non ammalatevi di miopia”. Lo ha detto il vescovo di Foligno, mons. Gualtiero Sigismondi, ai ragazzi che hanno partecipato alla giornata degli oratori, che si è svolta venerdì in piazza della Repubblica a Foligno. Un appuntamento – come racconta il comunicato odierno della diocesi – che ha richiamato più di mille giovani tra i 6 e i 12 anni, accompagnati da oltre 200 educatori. Un vortice di colori, sorrisi, voci, canti e balli che ha inondato la città al grido di “Bella storia”, l’hashtag scelto per accompagnare i tredici oratori sparsi per tutto il territorio diocesano – tra Foligno, Spello e Valtopina – durante questa stagione. “Gli oratori – ha spiegato mons. Sigismondi, ai microfoni di Radio Gente Umbra – sono uno spazio di incontro che tante parrocchie aprono, in primis, per ricordare che la chiesa non ha confini da difendere o territori da occupare, ma solo una maternità da allargare. E poi per ricordare che l’educazione è un’arte, l’arte di generare. E la parrocchia esplora questa frontiera, collocandosi in prima linea con gli oratori”. Parlando agli educatori, il vescovo di Foligno ha augurato “che da animatori diventino formatori: questo è il salto che debbono assolutamente compiere”. “Si passa da animatori a formatori – ha aggiunto – quando non si rinuncia alla simmetria della relazione. Un educatore deve stare sempre di fronte a e se sta di fronte non può stare in mezzo. Un educatore non può spacciarsi né per amico né per fratello, ma deve rimanere padre, per non creare confusione”.

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