Papa Francesco: a patriarcato ecumenico, “scandalo delle divisioni potrà essere rimosso solo mentre camminiamo insieme”. “Fine del dialogo è piena comunione nella legittima diversità, non appiattimento omologante”

“Lo scandalo delle divisioni non ancora pienamente rimarginate potrà essere rimosso solo con la grazia di Dio mentre camminiamo insieme, accompagnando con la preghiera i passi altrui, annunciando il Vangelo nella concordia, adoperandoci al servizio dei bisognosi, dialogando nella verità, senza lasciarci condizionare da pregiudizi del passato”. È la ricetta del Papa per l’ecumenismo, proposta durante l’udienza concessa alla delegazione del patriarcato ecumenico di Costantinopoli. “Così, in quella trasparenza sincera che il Signore ama, ci ritroveremo e sapremo apprezzare maggiormente le nostre identità”, ha assicurato Francesco: “Cresceremo nella conoscenza e nell’affetto reciproco. Sperimenteremo che, al di là delle differenze, è davvero molto di più quello che ci unisce e che ci spinge ad andare avanti insieme”. “Lo scorso mese, durante i miei viaggi pastorali in Bulgaria e Romania, ho avuto la gioia di incontrare i Patriarchi Neofit e Daniel e i loro Sinodi e di ammirare la fede e la saggezza di quei Pastori”, ha ricordato il Papa: “In tali occasioni, come nei diversi incontri con il Fratello Bartolomeo e con altri Capi di Chiese – ha proseguito il Santo Padre – ho avuto modo di apprezzare la ricchezza spirituale presente nell’ortodossia. Voglio confidarvi che sono ripartito da quei Paesi con un accresciuto desiderio di comunione”. “Sono sempre più convinto che il ristabilimento della piena unità tra cattolici e ortodossi passi attraverso il rispetto delle specifiche identità e l’armoniosa convivenza nelle legittime diversità”, ha ribadito il Papa: “Lo Spirito Santo, d’altronde, è colui che suscita con creatività la molteplicità dei doni e che armonizza, riconduce all’unità, un’unità autentica perché non è uniformità, ma sinfonia di più voci nella carità”. “Come vescovo di Roma desidero ribadire che per noi cattolici il fine del dialogo è la piena comunione nelle legittime diversità, non l’appiattimento omologante né tanto meno l’assorbimento”, ha affermato Francesco a proposito della necessità di “condividere le nostre radici, riscoprire il bene che il Signore ha seminato e fatto crescere nell’altro e farcene reciprocamente dono, imparare a vicenda, aiutarci a non avere paura del dialogo e della collaborazione concreta”.

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