Acli: Bologna, 10mila soci e bilancio da oltre un milione. Diaco (presidente), “grande impatto sociale”

Circa 10mila soci di sistema e un bilancio da 1.118.048,96 euro. Sono i dati delle Acli di Bologna per le quali “il 2018 è stato un anno di crescita”: 32 dipendenti, 5 consulenti e 7 collaboratori impiegati, cui si aggiungono i 25 dipendenti fissi e i 23 stagionali del Caf. “Si tratta di un risultato importante, che, al di là dei numeri, esprime un impatto sociale che vale almeno tre volte tanto”, spiega il presidente provinciale, Filippo Diaco. Le due novità più rilevanti, secondo Diaco, sono state “l’adesione al Network dei Comuni Amici della Famiglia e la presa in carico di due persone in ‘messa alla prova’ al Parco ex Velodromo, dove svolgono alcuni lavori di pubblica utilità per ottenere la sospensione del procedimento penale a loro carico”. Simone Zucca, Responsabile produzione del Caf Acli, ha illustrato i numeri delle pratiche di reddito di cittadinanza presentate dalle Acli: “Si tratta di 1047 richieste – spiega Zucca – per il 55% presentate da donne. Solo il 6% gli under 32, il 28% sono pensioni di cittadinanza. Il 59% dei richiedenti sono italiani. Dei 430 stranieri, la nazionalità più rappresentata è quella bengalese con il 24% delle domande”. Per quanto riguarda quota 100, “a oggi sono 2.780 le domande inviate – spiega il direttore, Paolo Fiumana -. 772 le richieste di pensione anticipata, al 60% da parte di uomini. 2.718 le dimissioni online e il dato – osserva Fiumana – ci interpella sempre più sul tema della tutela dei lavoratori e delle lavoratrici. Le donne, ancora una volta, sono penalizzate, anche a livello previdenziale: hanno carriere più frammentate, non si tiene conto dei periodi dedicati alla cura dei familiari e anche l’’opzione donna’ prevede una penalizzazione economica maggiore di ‘quota 100’”. Stabili le pratiche dello Sportello Immigrati, che si assestano sulle 3.300: “I nostri utenti sono per lo più italiani e donne. Occorre sfatare il mito che siano in maggioranza stranieri quelli che usufruiscono dei servizi di welfare, se non altro per questioni anagrafiche”, conclude Fiumana.

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