Argentina: conclusa la Settimana Sociale, “nuovo paradigma per dare dignità al lavoro”

“Il valore del lavoro è la chiave per qualsiasi progetto di ecologia integrale, per lo sviluppo di ogni persona; di un’economia di comunione e della promozione e dignità di tutti e specialmente dei più poveri”. Lo si legge nel messaggio finale diffuso dalla Commissione pastorale sociale (Copas) della Conferenza episcopale argentina (Cea), al termine della Settimana Sociale nazionale che si è conclusa ieri a Mar del Plata. “Ci hanno commosso – si legge nel messaggio – alcune affermazioni emerse dai laboratori e dai tavoli di lavoro” che hanno confermato il grado molto grande di diseguaglianza che caratterizza la società argentina. “Abbiamo ascoltato la necessità di dare una direzione all’economia verso un modello che abbandoni la speculazione e stimoli la catena dell’economia reale e della produzione”, tenendo presente che “sono i lavoratori a creare ricchezza e non è la ricchezza a creare i lavoratori”. Da qui l’esigenza di “un nuovo paradigma” che è chiamato a “servire la promozione umana e la dignità del lavoro di fronte alla riproduzione di nuove forme di scarto dei lavoratori”. La convinzione dei vescovi argentini è che la questione del lavoro sia urgente “non solo per ottenere il salario minimo”, ma anche e soprattutto perché “il lavoro di ognuno è fondamentale per strutturare la vita e lo sviluppo integrale di ogni persona, sella famiglia e della patria”. Da qui la connessione stretta tra lavoro e custodia della Casa comune, soprattutto di fronte a quella che viene definita “azione predatoria portata avanti da un capitalismo estrattivista, che contamina l’acqua, promuove la deforestazione senza riparare le conseguenze per il clima, degrada la terra e mette a rischio la vita umana per l’uso eccessivo di sostanze chimiche velenose”. In questo contesto, “ci uniamo fraternamente agli sforzi che sta facendo la Chiesa particolare di Neuquén, che in questi giorni, assieme al suo vescovo, ha intrapreso una forte difesa dei beni della terra, specialmente dell’acqua”. Il messaggio si conclude chiedendo a tutti gli attori sociali – Stato, imprenditori, sindacalisti, movimenti popolari, dirigenti politici, università, organismi della scienza e della tecnica, “a impegnarci in un dialogo responsabile e creativo, pensando soprattutto al bene comune della patria e non cessando di fare ogni sforzo personale e istituzionale per invertire questa difficile situazione sociale”.

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