Colombia: mons. Montemayor (nunzio), “riaprire negoziato con Eln”. E si offre come facilitatore

Mons. Alfredo Montemayor, nunzio apostolico in Colombia, rivolge attraverso un’intervista al diffuso quotidiano colombiano El Espectador un appello perché si torni al negoziato tra il Governo e la guerriglia dell’Eln, dicendosi “disposto” a essere facilitatore del rinnovato dialogo. Nel corso dell’intervista mons. Montemayor tocca vari aspetti dell’attualità politica e sociale colombiane e soprattutto del difficile cammino di pace intrapreso dal Paese. Il nunzio cita le parole che gli ha detto il Papa nel momento in cui, nove mesi fa, gli chiedeva di intraprendere questo nuovo incarico: “Mi sono impegnato per la pace in Colombia e continuerò a impegnarmi per la pace della Colombia”. Gli accordi di pace del 2016 con le Farc, oggi continuamente messi in discussione, per mons. Montemayor sono “quello che c’è e hanno l’avvallo della comunità internazionale, “incluso il Papa”. Recentemente il nunzio è stato in udienza dal Santo Padre, ha toccato con mano “con che precisione segue quello che capita qui”. Di tutti gli aspetti dell’accordo di pace, è centrale “che la re-incorporazione degli ex combattenti abbia successo; se questa cosa fallisce, cade tutta l’impalcatura dell’accordo”.
Resta, poi, il nodo della presenza nel Paese dell’Eln e di altri gruppi armati: “Ci sono gruppi – precisa il nunzio – con i quali non è possibile negoziare. I gruppi criminali non hanno un obiettivo politico e bisogna disarmarli per proteggere i cittadini da questa violenza criminale”. Anche se alcuni lo negano, invece, “esiste la violenza politica, la soluzione politica attraverso la lotta armata. Con l’Eln si deve negoziare. Per loro, come per le Farc, è arrivato il momento storico, la lotta armata non ha ragione di esistere”. Purtroppo, prosegue mons. Montemayor, l’Eln è una realtà complessa, “ha una struttura frammentata, è come una federazione e non ha una leadership monolitica e centralizzata”. Tuttavia l’Eln deve risolvere questo problema, perché “ci sono cose che non si possono fare se si vuole essere riconosciuti internazionalmente come parte negoziatrice”. Il nunzio ammette di avere, così come alcuni vescovi, contatti diretti con l’organizzazione, e si essere disposto ad “aiutare” il presidente Duque per tornare al tavolo dei negoziati, probabilmente in un altro Paese terzo.

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