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Confessione: penitenzieria apostolica, oggi “bramosia” di informazioni e “morbosità” per scandali. “Troppo spesso rese note informazioni private e riservate”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Oggi siamo in presenza di una vera e propria “involuzione culturale e morale” che, “dimentica di Dio – se non addirittura ostile – diviene incapace di riconoscere e rispettare, in ogni ambito e a ogni livello, le coordinate essenziali dell’esistenza umana e, con esse, della vita stessa della Chiesa”. È la constatazione di partenza di una Nota diffusa oggi dalla Penitenzieria apostolica sull’importanza del foro interno e l’inviolabilità del sigillo sacramentale, in cui si fa presente che “si è diffusa negli ultimi decenni una certa ‘bramosia’ d’informazioni, quasi prescindendo dalla loro reale attendibilità e opportunità, al punto che il ‘mondo della comunicazione’ sembra volersi ‘sostituire” alla realtà, sia condizionandone la percezione, sia manipolandone la comprensione”. Per la Penitenzieria apostolica, si tratta di una “morbosità” da cui “non è immune, purtroppo, la stessa compagine ecclesiale, che vive nel mondo e, talvolta, ne assume i criteri”. “Anche tra i credenti, di frequente, energie preziose sono impiegate nella ricerca di ‘notizie’ – o di veri e propri ‘scandali’ – adatti alla sensibilità di certa opinione pubblica, con finalità e obiettivi che non appartengono certamente alla natura teandrica della Chiesa”, la denuncia del documento: “Tutto ciò a grave detrimento dell’annuncio del Vangelo a ogni creatura e delle esigenze della missione. Bisogna umilmente riconoscere che talvolta nemmeno le fila del clero, fino alle più alte gerarchie, sono esenti da questa tendenza”. “Invocando di fatto, quale ultimo tribunale, il giudizio dell’opinione pubblica”, la tendenza stigmatizzata nel testo, “troppo spesso sono rese note informazioni di ogni genere, attinenti anche alle sfere più private e riservate, che inevitabilmente toccano la vita ecclesiale, inducono – o quanto meno favoriscono – giudizi temerari, ledono illegittimamente e in modo irreparabile la buona fama altrui, nonché il diritto di ogni persona a difendere la propria intimità”.

In tale contesto, secondo la Penitenzieria apostolica, si afferma un “pregiudizio negativo” nei confronti della Chiesa Cattolica, “la cui esistenza è culturalmente presentata e socialmente ri-compresa, da un lato, alla luce delle tensioni che possono verificarsi all’interno della stessa gerarchia e, dall’altro, partendo dai recenti scandali di abusi, orribilmente perpetrati da taluni membri del clero”. “Questo pregiudizio, dimentico della vera natura della Chiesa, della sua autentica storia e della reale, benefica incidenza che essa ha sempre avuto ed ha nella vita degli uomini, si traduce talvolta nell’ingiustificabile ‘pretesa’ che la Chiesa stessa, in talune materie, giunga a conformare il proprio ordinamento giuridico agli ordinamenti civili degli Stati nei quali si trova a vivere, quale unica possibile ‘garanzia di correttezza e rettitudine’”, l’obiezione di fondo. Di qui la necessità di “ribadire l’importanza e favorire una migliore comprensione di quei concetti, propri della comunicazione ecclesiale e sociale, che oggi sembrano diventati più estranei all’opinione pubblica e talvolta agli stessi ordinamenti giuridici civili”, l’obiettivo della Nota: “il sigillo sacramentale, la riservatezza connaturata al foro interno extra-sacramentale, il segreto professionale, i criteri e i limiti propri di ogni altra comunicazione”.

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