Stragi sulle strade: Biserni (Asaps), “con legge su omicidio non è cambiato molto; meno controlli sul territorio; pochi etilometri e nessuna campagna antialcol e antidroga”

L’Italia si colloca al terzo posto in Europa per numero di vittime della strada. Secondo l’Istat nel 2017 si sono verificati 174.933 incidenti stradali con 3.378 morti (+95 rispetto al 2016). Eccesso di velocità, mancato utilizzo delle cinture di sicurezza, guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, uso del cellulare le principali cause. Nel marzo 2016 è entrata in vigore la legge 41/2016 che ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico il reato di omicidio stradale ma per Giordano Biserni, presidente dell’Asaps (Associaizone amici e sostenitori della Polizia stradale), “non è cambiato molto” perché “molta gente è disinformata, non si rende conto di quello cui va incontro”. In un’intervista al Sir, all’indomani delle stragi stradali che hanno visto 18 morti (tra cui 12 giovani) solo nell’ultimo weekend, l’esperto spiega che nell’ultimo anno si è registrata una riduzione delle pene previste dal provvedimento grazie all’affinamento delle strategie difensive degli avvocati degli imputati incentrato sul ricorso al “punto debole della legge: la chiamata in causa della responsabilità non esclusiva del conducente in base alla quale la pena può essere ridotta fino al 50%, responsabilità non esclusiva che può essere ravvisabile anche in una carenza della pittura stradale o della segnaletica”. Anche contro la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe si combatte ad armi spuntate: “In questi ultimi dieci anni sulle strade statali e provinciali, dove si verifica la maggior parte degli incidenti, le pattuglie sono diminuite di 79mila unità. C’è stato un allentamento della presa”. Gli etilometri “sono pochi e spesso rimangono fermi mesi per la revisione”. A questo si aggiunge “la mancanza di campagne antialcol, antidroga e contro le stragi del sabato sera come si faceva nel primo decennio del 2000”.

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