Migranti: don Bignami (Cei), “solo uno sguardo cinico può colpevolizzare i profughi del clima”

“Le conseguenze dell’atteggiamento dispotico umano nei confronti dell’ambiente sono pagate dai poveri, a caro prezzo”. Lo afferma don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, sottolineando che i migranti “sono l’ultimo anello della catena, quello debole: sono depredati del loro futuro a casa loro e per giunta dovrebbero sentirsi in colpa perché bussano chiedendo ospitalità alle società da cui spesso sono stati spremuti e rapinati”.
In un’intervista pubblicata sul sito della Campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”, don Bignami evidenzia la connessione tra Creato, fenomeno migratorio, lavoro e sviluppo. “Solo uno sguardo cinico può colpevolizzare i profughi del clima quasi che se la siano cercata”, osserva il direttore Cei che ricorda come ‘land grabbing’, inquinamento, sfruttamento iniquo delle risorse siano solo alcune delle cause che spingono ad emigrare e rappresentino “veri e propri drammi del nostro tempo”. “Quando la terra diviene inospitale per la vita umana – rileva – non resta che abbandonarla e cercare fortuna altrove”. Ecco perché “bisognerebbe finirla con le menzogne e capire da dove arrivano molte delle risorse che oggi ci fanno ricchi: si pensi al coltan, all’uranio, ai diamanti, all’oro e altri minerali o legnami pregiati”. E, conclude, “in cambio di risorse naturali, in questi Paesi, talvolta arrivano armi, guerra e instabilità sociale”.

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