Diocesi: mons. Moraglia (Venezia), “tutto è misurato sulla carità che rimane in eterno”

“Tutto passa”, ma “il vero computo del tempo è la crescita in Cristo, ossia la santità. E tutto è misurato sulla carità che rimane in eterno”. Così il patriarca di Venezia Francesco Moraglia nell’omelia della Messa solenne del Redentore, celebrata ieri sera alle 19 e conclusa con la preghiera di affidamento della città e la tradizionale benedizione eucaristica impartita dal sagrato della basilica del Palladio, alla Giudecca. Nella sua riflessione incentrata sul senso della vita, mons. Moraglia ha spiegato che celebrare la festa del Santissimo Redentore significa “avvertire un bisogno di salvezza e percepire nella vita personale, familiare e sociale tutta la propria fragilità e impotenza”. “Che senso assume una vita, comunque destinata a finire?”, si è chiesto. “Tutto passa”, ha riconosciuto il patriarca, ma “la rivelazione cristiana ci indica una strada che, se per un verso, ribadisce che il tempo non si ferma, dall’altro ci ricorda che tutto rimane, perché la nostra vita è scritta in cielo dove tutto è vivo e attuale”. La liturgia della Chiesa, “ogni anno nella prima domenica d’Avvento, ci ricorda che il vero computo del tempo non è quello che segna l’anno solare o sociale ma l’anno liturgico dove il passare degli anni, dei mesi e dei giorni non è uno scorrere meccanico ma la crescita in Cristo, ossia la santità. E tutto – la conclusione di Moraglia – è misurato sulla carità che rimane in eterno”.

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