Messico: sparatoria ad Acapulco, a pochi metri dalla spiaggia. Padre Gutiérrez (Pastorale sociale), “siamo sopraffatti, per la gente non fa neppure notizia”

“La criminalità sale ogni giorno, le stesse autorità politiche sono sopraffatte. Come Chiesa facciamo il possibile per sostenere le vittime, per formare i giovani e per la prevenzione. Ma è solo una piccola parte di quello che servirebbe. E tra la gente si respira un senso di impotenza e rassegnazione”. È il commento di padre Octavio Gutiérrez Pantoja, responsabile della Pastorale sociale dell’arcidiocesi di Acapulco, contattato dal Sir in seguito a quanto accaduto ieri nella grande città balneare del Pacifico, nello Stato del Guerrero. Alcuni uomini armati hanno fatto irruzione in un bar del centro, situato nell’ampio viale costiero, a pochi metri dalla celebrata spiaggia che un tempo attirava turisti da tutto il mondo. Cinque le vittime, sei i feriti. L’ennesima strage di questo 2019, che in Messico sta battendo tutti i record per quanto riguarda la violenza.
Prosegue padre Gutiérrez: “Purtroppo la gente si è abituata a convivere con situazioni di violenza. Un fatto come questo rischia di suscitare più impressione all’estero che qui ad Acapulco. Oltretutto, fino a qualche anno fa la nostra città era sempre sulle prime pagine dei giornali per omicidi o sparatorie. Oggi, invece, questa situazione si è diffusa in tutto il Paese e particolarmente in alcuni Stati, come ad esempio il Colima e il Guanajuato, Acalpulco è finita un po’ in secondo piano. Ma qui le bande criminali sono sempre più forti e la criminalità aumenta”.
Lo dimostra la sparatoria di ieri, “in un luogo della città solitamente blindato dalle forze dell’ordine. Le cause dell’accaduto – prosegue il sacerdote – stanno probabilmente nel fatto che i gruppi criminali controllano tutte le attività commerciali, probabilmente i motivi vanno cercati in una guerra tra bande per il controllo del racket”.
Nonostante la situazione, Acapulco resta una città che si regge sul turismo: “Gli stranieri non vengono più, ormai da una decina d’anni. Ma resiste il turismo interno. Il Messico è ormai un Paese rischioso in modo omogeneo e sono tantissimi coloro che arrivano qui provenendo dagli Stati dell’interno”.
La Chiesa cerca di darsi da fare, “con vari progetti. Anche il vescovo è molto impegnato. Sosteniamo le vittime, che hanno bisogno di accompagnamento spirituale, psicologico e legale. Cerchiamo di formare i giovani e di prevenire le cause del loro ingresso nei gruppi criminali. Ma si tratta di un contributo, minimo, anche se importante, rispetto a quello che sarebbe necessario”.

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