Populismi: don Sciortino (Vita pastorale), “c’è chi fomenta il rifiuto dei migranti, in nome dell’identità cristiana”

“La misura è colma, né si può più tacere o restare indifferenti. Ciò riguarda anche la Chiesa, rispetto a una crescita, quasi esponenziale, di disumanità verso gli immigrati. Di fronte alla barbarie civile, che ha lasciato per diciassette giorni in balìa delle onde la Sea Watch 3, con un carico umano di immigrati fuggiti dai lager della Libia, una parte della comunità ecclesiale ha reagito con la solita disponibilità e solidarietà”. Lo scrive don Antonio Sciortino, direttore di Vita pastorale, nell’editoriale del numero di agosto-settembre, anticipato al Sir, riferendosi alla disponibilità dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ad accogliere i naufraghi salvati nel Mediterraneo e alla protesta pro-sbarco del parroco di Lampedusa. “Non tutto il mondo cattolico, però, s’è mostrato fermo e compatto – osserva don Sciortino -. Nessuno ha osato la disobbedienza civile contro la violazione dei più elementari diritti umani e dei trattati internazionali, pur sottoscritti dall’Italia. E, soprattutto, contro la dissacrazione della secolare ‘legge del mare’, che impone ai marinai di salvare, sempre e comunque, chi sta per affogare”. Tra i timori del direttore di Vita pastorale, la possibilità che ci fossero anche dei cattolici tra “coloro che hanno pronunciato cori irripetibili, con slogan razzisti e sessisti, che hanno accompagnato lo sbarco del capitano della Sea Watch 3, Carola Rackete”. E che fossero presenti anche tra coloro “che in rete e sui social si ritrovano a proprio agio più con gli insulti e gli incitamenti all’odio e allo stupro che con le parole di misericordia del Vangelo”. “La fede non diffonde paura e terrore, ma fiducia e speranza – è la conclusione di don Sciortino -. È una sfida, questa, anche per le nostre Chiese in Italia, dove c’è chi fomenta il rifiuto dei migranti, in nome dell’identità cristiana”.

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