Diocesi: Mileto, una “scialuppa di salvataggio del vescovo alla Fondazione” Cuore Immacolato di Maria Regina delle Anime

“Volendo dare atto all’opera meritoria fin qui svolta dalla Fondazione e soprattutto alla generosità e dedizione dei Cenacoli di Preghiera diffusi dovunque”, il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, “ha voluto nuovamente tendere la mano di aiuto prospettando, ciò che altre volte aveva fatto, di costituire, cioè, nel minor tempo possibile, una nuova Fondazione civilmente riconosciuta con finalità e presupposti sociali e assistenziali, senza riferimenti ad attività religiose di qualsiasi tipo”. È quanto riportato in un comunicato stampa dell’ufficio per la pastorale delle comunicazione della diocesi calabra, intitolato significativamente “Scialuppa di salvataggio del vescovo alla Fondazione”, a proposito della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Regina delle Anime, che nei giorni scorsi era stata soppressa canonicamente dal presule. Mons. Renzo sabato scorso aveva anche respinto la Supplicatio della Fondazione medesima. “Malgrado il netto rifiuto della Fondazione di Paravati a collaborare con la diocesi – si legge nella nota – con l’animo del pastore che va alla ricerca della pecorella smarrita, il vescovo qualche giorno fa, ha voluto incontrare Pasquale Anastasi (presidente della Fondazione, ndr.) per un estremo tentativo di dare spazio e futuro alla Fondazione, alla luce soprattutto degli ultimi eventi”. La prospettazione di una nuova realtà “potrà consentirgli di indicare proprio la Fondazione con la nuova personalità giuridica, quale ente destinatario del patrimonio e delle strutture realizzate”.
“Il suggerimento può far male – si legge ancora – ma, dopo quanto avvenuto per poca lungimiranza e poca fede, non resta altro da fare, nella speranza che il complesso delle opere realizzate resti nell’alveo della spiritualità di Natuzza, la quale si dedicò esclusivamente al servizio della povera gente, in profondo spirito di obbedienza alla Chiesa”. La diocesi di Mileto ricorda che “non bisogna dimenticare che quando la mistica Natuzza reclamava la comunione col vescovo, certamente non voleva dire che il vescovo doveva stare per statuto nella Fondazione, ma che questa, pur con le sue peculiarità spirituali, unita al vescovo, respirasse la bell’aria dell’appartenenza a pieno titolo alla Chiesa e dentro la Chiesa”. Infatti, “una Chiesa senza il vescovo non è Chiesa e questa, per volontà divina, è un popolo santo gerarchicamente organizzato e guidato”.

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