Diocesi: Vicenza, appello su “migrazioni, accoglienze e prospettive future”. “Molte persone fuoriuscite dai Centri in povertà assoluta”

“Migrazioni, accoglienze e prospettive future”: a fronte delle mutate condizioni del fenomeno migratorio e delle nuove disposizioni legislative promulgate a riguardo dal governo italiano, la diocesi di Vicenza rivolge un appello a chi ha responsabilità di governo e di gestione della vita pubblica, assumendosi simultaneamente l’impegno di risvegliare le coscienze delle proprie comunità cristiane. Nel 2015 i numerosi arrivi di persone dalla Libia “spinsero il vescovo di Vicenza, mons. Beniamino Pizziol, a rivolgere un invito ai cristiani, alle comunità e ai parroci, affinché si rendessero disponibili all’accoglienza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale”. Nacque così “l’accoglienza straordinaria diffusa, cioè piccole convivenze di richiedenti asilo (4 o 5 persone al massimo), ospitate in appartamenti distribuiti nei vari comuni del territorio, accompagnate dagli operatori e ciascuna da una decina di volontari locali”. Tale esperienza ha permesso di accogliere ed accompagnare in questi anni “una cinquantina di persone ‘richiedenti asilo’ in percorsi di prima accoglienza in convenzione con le Prefetture di Verona e Vicenza, con la preziosa collaborazione di 15 parrocchie, 5 famiglie e circa 200 volontari”. Obiettivo di questo cammino “l’inclusione socio-lavorativa delle persone richiedenti asilo”. Ora, avverte la diocesi, “i bandi prevedono di offrire ai ‘richiedenti protezione internazionale’ solo ed esclusivamente risposte ai bisogni primari (vitto e alloggio), riducendo così gli educatori degli enti prestatori di servizio a meri distributori di servizi alberghieri”. In tale logica, le accoglienze diffuse “non vengono sufficientemente sostenute” e le attività volte a favorire percorsi di inclusione “sono considerate un optional o, addirittura, uno spreco di risorse pubbliche”.
Inoltre, i punti di osservazione Caritas del fenomeno migratorio – Casa San Martino (ricovero notturno) e Casa Santa Lucia (mensa) – segnalano che nel territorio vicentino “sono molto numerose le persone, già titolari di un permesso di soggiorno, fuoriuscite dai Centri di accoglienza, ma in povertà assoluta, cioè non in grado attualmente di autosostenersi in quanto prive di un’occupazione lavorativa e di un tetto”. Inoltre, in base alla legge 132/2018 sull’immigrazione, entrata in vigore il 1° dicembre 2018, “tutte le persone che non avranno un contratto di lavoro entro i termini di scadenza del permesso di soggiorno umanitario diverranno automaticamente irregolari”.
Alla luce di tali evidenze, “la diocesi ritiene non più prioritario impegnarsi nella prima accoglienza” e “l’Associazione Diakonia onlus non ha partecipato ai bandi prefettizi per l’affidamento del servizio di accoglienza e assistenza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale”. “Appare evidente che la scelta non è dettata da ragioni di tipo economico, ma di pensiero, di obiettivi e stili con cui si intende guardare ed accompagnare queste persone, uomini donne e bambini, giunti in Italia dopo esperienze traumatiche e desiderosi, come tutti, di un futuro migliore per sé e per i propri familiari lasciati nel Paese di origine”, chiarisce la diocesi.

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