Ecumenismo: 56ª sessione Sae. Spagnoletto (rabbino capo Firenze), “siamo tasselli di un mosaico più grande di noi”

Il percorso di approfondimento del rapporto tra Chiese e povertà, offerto dalla 56ª sessione di formazione ecumenica del Sae (Segretariato attività ecumeniche), in corso ad Assisi, è proseguito oggi con una giornata dedicata al sotto-tema “Ospiti sulla terra dei viventi”, aperta dall’intervento biblico di Amedeo Spagnoletto, rabbino capo della Comunità ebraica di Firenze. Prendendo le mosse dal versetto di Levitico 25,23: “La terra è mia – dice il Signore – e voi siete presso di me come forestieri (gherim) e residenti (toshavim)”, ha ricordato che nella visione ebraica prima del rapporto con Dio è fondamentale avere un buon rapporto tra gli esseri umani e nel creato. La proprietà della terra da parte di Dio è la garanzia che ci sia spazio per tutti. L’anno sabbatico, la cui istituzione è ricordata in Levitico 13, è l’emblema di questo rapporto tra l’essere umano e il creato, è il ritorno al proprietario originario. “Il Giubileo è un precetto non ostico perché il popolo sa in partenza che la terra è di Dio e quindi va redistribuita nel 50° anno. Occorre che facciamo un lavoro su noi stessi per capire che siamo tasselli di un mosaico più grande di noi”, ha ricordato Spagnoletto.

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