Bimbo autistico rifiutato dalla famiglia: Di Maolo (Ist. Serafico Assisi), “disponibili a prenderlo immediatamente in carico”

“La notizia del bambino autistico di 11 anni rifiutato dalla famiglia mi addolora profondamente e ci tengo a ribadire che il Serafico c’è ed è disponibile a prendere immediatamente in carico il bambino e a dare tutto il supporto necessario anche alla sua famiglia”. Lo dichiara Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi in merito alla vicenda del bambino autistico rifiutato dalla famiglia. “Abbiamo già preso contatti con Casa ‘Sebastiano’, il Centro per l’autismo di Coredo che ha segnalato l’accaduto e – spiega Di Maolo – non ci resta che attendere i provvedimenti che verranno presi dal Tribunale dei minori, a cui è stato affidato il bimbo”. Per la presidente del Serafico, “qualsiasi sia la motivazione che ha spinto questi genitori ad agire così, è doveroso ricordare che abbiamo davanti agli occhi una storia tragica, che non spetta a nessuno di noi giudicare”. “Fra i nostri piccoli ospiti ci sono bambini in affido al Tribunale dei minori, oppure ragazzi che sono diventati maggiorenni senza aver mai avuto l’occasione di trovare una famiglia disponibile all’affido o all’adozione. Ci sono poi bambini che hanno perso i propri genitori in situazioni tragiche, ma non mancano i figli di genitori straordinari, che ci insegnano tutti i giorni a non arrenderci mai”, ricorda Di Maolo, certa che “il Serafico non avrebbe percorso 148 anni di storia senza aver sperimentato il coraggio e l’amore di tante madri e tanti padri, genitori che sono autentiche fortezze a difesa della vita”. “Questo tragico episodio – sottolinea la presidente – deve esortare tutti ad impegnarsi in modo concreto ed immediato, perché essere genitori di bambini con disabilità significa essere l’unico tramite tra loro e il mondo esterno, farsi portavoce presso le Istituzioni e l’opinione pubblica di ferme richieste di attenzione a bisogni unici, di esigibilità di diritti spesso negati. È dunque necessario che lo Stato intervenga, assumendosi le proprie responsabilità”. Di Maolo denuncia poi che “le famiglie di questi ragazzi con disabilità vengono percepite come un costo, come una voce a carico delle risorse pubbliche. Ma si tratta di una prospettiva totalmente sbagliata”. “La burocrazia, i limiti di spesa, i continui tagli nella sfera della salute e della cura e un welfare ormai obsoleto che continua ad erogare prestazioni standard verso risorse standard, ci stanno facendo perdere di vista la grandezza della vita. Dobbiamo uscire dalla visione assistenzialistica. Prendersi cura della vita più fragile è quanto di più generativo e prezioso che una società possa fare, perché la fragilità e il limite fanno parte dell’uomo e una società che li esclude è disumana, irragionevole e condannata all’infelicità”.

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