Daspo urbano a Milano: don Colmegna (Casa della carità), “agli interventi di deterrenza si uniscano investimenti, azioni e presenza di carattere sociale”

“Non è aumentando i luoghi dove i vigili urbani possono intervenire per allontanare chi è responsabile di alcuni comportamenti negativi che si risolvono i problemi legati alla sicurezza, che rischiano in questo modo di essere solo spostati da un’altra parte”. Così don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, sul provvedimento in discussione in Consiglio comunale a Milano. “Come operatori sociali, il dibattito sul Daspo urbano ci provoca e vorremmo aggiungere un altro elemento: agli interventi di deterrenza e contrasto – sottolinea don Colmegna – si uniscano altrettanti investimenti, azioni e presenza di carattere sociale, che affrontino alla radice la grave marginalità, dove a volte si inseriscono quelle situazioni di degrado che preoccupano i cittadini”. Il sacerdote evidenzia che “siamo noi, infatti, i primi a essere preoccupati per l’aumento della marginalità, che sta diventando sempre più complessa, e siamo i primi a dire che le legittime paure delle persone vanno riconosciute”. “Ma io credo che una città come Milano possa rispondere al bisogno di sicurezza che avvertono molti suoi residenti con un approccio diverso, che sappia rispondere anche con interventi sociali mirati”, aggiunge don Colmegna.
“I reati previsti nel Daspo sono già perseguibili dalla legge. Questo provvedimento, più che dare effettive risposte, ha invece conseguenze negative sul versante culturale, perché vince la cultura della paura e cresce l’idea che chi vive in condizioni di marginalità sia insopportabile, pericoloso; aumenta la cattiveria sociale”, evidenzia il presidente della Casa della carità. “Comprendiamo che la giunta non è mossa da un approccio ‘giustizialista’ e accogliamo positivamente la presenza di un emendamento che propone di rimuovere la dicitura ‘accattonaggio molesto’ dal testo. Per questo – conclude don Colmegna –, auspichiamo che il dibattito su questo tema si allarghi, per esempio con momenti pubblici di confronto, anche nei vari quartieri, che coinvolgano i cittadini e le forze sociali”.

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