Guatemala: organizzazioni ecclesiali e civili preoccupate per politiche migratorie

Il Governo del Guatemala sta mettendo a rischio l’ordine costituzionale vigente. Questa la forte denuncia di un nutrito cartello di sigle della società civile e di soggetti ecclesiali attivi nell’ambito dell’accoglienza e della promozione dei migranti.
Il riferimento è al dibattito sul fatto che il Guatemala diventi “terzo Paese sicuro” per i migranti, che potrebbero così attendere dentro i confini guatemaltechi la risposta alla loro richiesta di asilo negli Stati Uniti.
Nei giorni scorsi la Corte costituzionale ha bloccato l’ipotesi e il viaggio del presidente Jimmy Morales negli Stati Uniti è stato rinviato. La nota del cartello di organismi e associazioni (firmato, tra gli altri, dalla Pastorale della Mobilità umana della Conferenza episcopale guatemalteca, dalle Case del migrante degli scalabriniani e dalla Rete gesuita con i migranti) esprime “sostegno alla decisione presa dalla Corte Costituzionale di porre il veto per impedire al presidente di firmare l’accordo con gli Stati Uniti che avrebbe fatto diventare il Guatemala terzo Paese sicuro”, facendo prevalere l’articolo 171 della Costituzione su ruolo del Parlamento nell’approvazione di qualsiasi accordo internazionale”.
La nota esprime anche condanna “per qualsiasi azione che il Governo del Guatemala realizzi minacciando i diritti umani della popolazione guatemalteca in generale, della popolazione migrante e soprattutto dei minori”; e preoccupazione “di fronte alla militarizzazione del territorio guatemalteco per frenare la mobilità umana e realizzare l’agenda politica ed elettorale dell’attuale presidente degli Stati Uniti”. La nota denuncia, a questo proposito, “l’ingerenza del Governo degli Stati Uniti nella politica nazionale del Guatemala, attraverso pressioni e minacce” contrarie al diritto internazionale.

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