Uruguay: i vescovi non si pronunciano su partecipazione a pre-referendum legge trans. Card. Sturla: “no a ideologia gender” né a discriminazioni

“In riferimento a notizie false che stanno circolando nei social network e sono riprodotte in alcuni siti web, precisiamo che i vescovi, come Conferenza episcopale dell’Uruguay, non si sono pronunciati sul pre-referendum del 4 agosto sulla legge riguardante le persone trans”. Questo il breve contenuto del comunicato stampa diffuso mercoledì dall’ufficio stampa della Conferenza episcopale uruguaiana (Ceu).
La questione è quella della consultazione, chiamata appunto pre-referendum, attraverso la quale i cittadini si esprimeranno non sul merito, ma sull’opportunità di indire un referendum a proposito della legge, che regola i diritti delle persone transessuali, approvata lo scorso anno. La consultazione del 4 agosto avrà effetti solo se si recherà a votare il 25% dell’elettorato.
Un ulteriore chiarimento è arrivato qualche ora dopo dall’arcivescovo di Montevideo, il card. Daniel Sturla, il quale scrive: “Si è creata confusione attorno alla posizione della Chiesa a riguardo della ‘legge integrale per le persone trans’ e al pre-referendum promosso per la sua modifica, così come sulla mia posizione attorno alla medesima”.
Perciò, il porporato precisa che la Chiesa uruguaiana ha preso posizione attraverso un documento, intitolato “No alla discriminazione, sì al rispetto” del 2014 e che “è una realtà che le persone trans sono storicamente tra i gruppi più discriminati” e pertanto possono contare “sull’accompagnamento della Chiesa”.
Prosegue il porporato: “La mia posizione è quella che ho espresso in un articolo durante la Settimana Santa. Sono contrario a vari articoli della legge, perché sono basati sull’ideologia del gender e stabiliscono una dissociazione tra genere e sesso che è incompatibile con il sentimento comune e con l’antropologia cristiana. Però, la legge si occupa di un piccolo gruppo di persone che sono state discriminate. Esse meritano, per questa situazione, di essere tenute in conto in modo speciale”. Se questa è la posizione sulla legge, l’arcivescovo ritiene che la partecipazione o meno al pre-referendum sia da lasciare alla “maturità e libertà” di ciascun cattolico.
Era stata, invece, la Commissione nazionale per la Pastorale familiare e la vita, lo scorso 18 luglio, a diffondere un documento, molto articolato, nel quale si auspicava tra l’altro la partecipazione alla consultazione, vista come “una risposta” per assumere come cittadini “le gravi responsabilità che abbiamo di fronte a questa legge”.
L’atteggiamento complessivo dell’episcopato, in definitiva, distingue tra il giudizio sulla legge e l’opportunità di un referendum, in un momento delicato della vita del Paese, che sta vivendo la campagna elettorale delle presidenziali, con le relative possibili strumentalizzazioni.

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