Sae: Assisi, tre testimonianze di ecumenismo al servizio del sociale

Da tre diverse aree provengono le testimonianze ecumeniche su ricchezza e povertà che si sono alternate nell’ultimo pomeriggio della sessione ecumenica del Sae, che si conclude oggi ad Assisi. A Milano, in piazza Greco, il Refettorio ambrosiano, ideato durante l’Expo dallo chef Massimo Bottura e da Davide Rampello della Triennale, ogni sera serve i pasti a un centinaio di persone in condizioni disagiate. Una mensa per la quale sono stati chiamati a raccolta chef stellati che hanno insegnato ai volontari a preparare raffinati menù attraverso il riutilizzo di derrate alimentari invendute donate alla Caritas ambrosiana dai mercati generali e dalle aziende. A Bologna, al carcere della Dozza, è nata alcuni anni fa un’esperienza di dialogo interculturale e interreligioso che ha prodotto il docufilm Dustur (Costituzione), regista Marco Santarelli, proiettato alla sessione giovedì sera. L’esperienza è stata avviata dal monaco Ignazio De Francesco, della Piccola Famiglia dell’Annunziata, fondata da Giuseppe Dossetti. “Un amico volontario alla Dozza mi disse che c’erano tanti musulmani – ha raccontato – ma non volli fermarmi ai soliti servizi che si fanno agli ospiti. Ho cercato di orientare il lavoro verso approcci culturali, per allargare la mente del detenuto che rischia di diventare una cella”. Sono iniziate così nella biblioteca del carcere, le letture di testi islamici, gli scambi sulle primavere arabe e poi l’idea di leggere le costituzioni dei paesi arabi e l’italiana con i detenuti. Terza esperienza quella di Susanna Giovannini, responsabile del gruppo Sae di Cosenza, membro della Chiesa cristiana evangelica pentecostale Bethel e presidente dell’associazione Amico volontario. “Ci siamo inventati Ristorando, una nuova mensa che cerca di non far sentire alla persona la propria povertà chiedendo la restituzione di ciò che riceve attraverso lavoretti e altre attività. Lavoriamo anche in carcere e alla mensa accogliamo le famiglie dei detenuti che vengono a trovarli da lontano”.

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