Infermiere di parrocchia: don Angelelli (Cei), “così raggiungiamo chi non riesce a intercettare i servizi dello Stato”

foto SIR/Marco Calvarese

“Siamo partiti dalla necessità di avvicinare le fasce più marginali. E le parrocchie hanno la grande capacità di conoscenza del territorio e di avvicinare le persone”. Lo ha detto il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute, don Massimo Angelelli, presentando stamani l’accordo con l’Asl Roma 1, che istituisce la figura dell’infermiere di parrocchia. Il direttore dell’Ufficio Cei ha spiegato l’esigenza di fondo dell’iniziativa, quella di “accorciare le distanze”, perché ci sono “persone che non riescono a intercettare i servizi messi a disposizione dello Stato”. “Come Chiesa possiamo mettere a disposizione una rete solidale che si può attivare per raggiungere le persone nei loro domicili”. Segnalando questa intesa come “modello di collaborazione tra pubblico e privato”, don Angelelli ha indicato le due fasi del progetto, quella nazionale e quella regionale. Nell’ambito della prima viene evidenziata “la costituzione della Consulta nazionale per i servizi sanitari di prossimità e del gruppo di coordinamento tecnico del progetto”. La seconda fase, invece, partirà da settembre, quando nelle diocesi di Alba, Roma e Tricarico prenderà il via la sperimentazione. Alla presentazione del progetto è intervenuto anche il vescovo ausiliare di Roma, delegato per la pastorale sanitaria, mons. Paolo Ricciardi: “Tanti malati non hanno chi li orienta nella cura della salute, anche se diverse parrocchie offrono già una figura di sostegno, attraverso la Caritas – ha spiegato –. La nostra diocesi sta avviando un anno pastorale di ascolto del grido della città, delle esigenze di tante persone. Questo progetto si inserisce in questo solco”.

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