Esplosioni Stromboli: funerali escursionista. Don Longo (parroco), “trovava sempre il tempo e il modo per vivere il Creato e le sue meraviglie”

È il Vangelo che narra la morte di Lazzaro, la commozione di Gesù e il miracolo della sua resurrezione che ha accompagnato le esequie di Massimo Imbesi, il giovane deceduto dopo l’esplosione del vulcano Stromboli che si è registrata mercoledì scorso. A togliergli la vita le esalazioni respirate. La celebrazione, affollatissima di gente e autorità istituzionali, si è svolta questo pomeriggio nella chiesa Santa Maria della Visitazione, a Pace del Mela, in provincia di Messina. “Mi è stato chiesto solo adesso di guidare la riflessione – ha detto don Giovanni Longo, parroco di Stromboli, Ginostra e Panarea, al quale è stata affidata l’omelia – e non ho preparato nulla; vi parlerò con il cuore. Anzi, ci ha già parlato il Vangelo: abbiamo, infatti, incontrato Gesù, commosso dinanzi alla morte dell’amico caro, alla sofferenza delle sorelle e al pianto dei Giudei. Piange come noi quando la sofferenza, il dolore e la morte bussano alla nostra porta. Ma ci insegna un modo diverso di reagire – ha detto il sacerdote -, ci indica la Croce come via di purificazione e strada che ci ricongiunge con il Padre”. Don Longo ha detto dell’amore di Massimo per la natura. “Trovava sempre il tempo e il modo per vivere il Creato e le sue meraviglie – ha proseguito -, e amava scalare le cime, salire in alto. In armonia con la natura, ritrovava se stesso. E del cielo di Stromboli era solito dire che è diverso, unico, e adesso è tutto suo, per sempre”.

La celebrazione si è svolta sul sagrato sia per permettere alle tante persone presenti di partecipare ai funerali, sia in sintonia con l’amore che il giovane escursionista aveva per la natura, gli spazi aperti e il cielo. A presiedere è stato mons. Francesco Farsaci, vicario episcopale per la zona tirrenica. “Porgo alla famiglia, alla mamma amata e alla sorella, la solidarietà e il cordoglio del nostro arcivescovo mons. Giovanni Accolla e del vescovo ausiliare mons. Cesare Di Pietro – ha detto all’inizio della celebrazione – che mi hanno chiesto di essere qui a rappresentarli. Siamo vicini oggi alla mamma: perdere un figlio è un dolore unico, ma la certezza della Risurrezione che la fede ci consegna, ci dà forza e consolazione”. A chiudere la funzione, il pensiero di un amico di Stromboli, Gabriele, che definendo il giovane escursionista deceduto “lapillo incandescente che sempre brillerà nei cuori di chi lo ha conosciuto”, ha ricordato quanto tenesse “al valore dell’amicizia” e ne ha lodato la “grande disponibilità” e la capacità di “vivere la reciprocità”.

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