Carenza farmaci: Li Bassi (Aifa), “creare database europeo”. Scaccabarozzi (Farmindustria), “esportati dove prezzi sono più alti”. Un tavolo al ministero della Salute

“Tutti riconoscono che il fenomeno sta aumentando, ma non ci sono ancora chiare le cause di questa dinamica”. Così Luca Li Bassi, direttore generale di Aifa (Agenzia italiana del farmaco), con riferimento alla carenza farmaci nel nostro Paese, di cui il caso più eclatante – ma non l’unico – è la mancanza in Toscana di mitomicina, molecola per la cura del tumore alla vescica. Nelle settimane scorse era introvabile anche un farmaco anti-Parkinson, il Sinemet. Per Li Bassi, occorre “creare un database a livello europeo per studiare i flussi internazionali dei farmaci. Dobbiamo comprenderne le dinamiche per individuare soluzioni di lungo periodo”. Per il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, la causa della carenza sarebbero i prezzi concorrenziali dei prodotti italiani: “Abbiamo prezzi mediamente più bassi del 20-25% rispetto ad altri Paesi europei; pertanto i nostri farmaci vanno a finire nei Paesi dove costano di più”. Di qui l’esempio del Sinemet, “mancato per diverso tempo” ma ora di nuovo reperibile dopo il blocco dell’esportazione imposto dal decreto Calabria che prevede la facoltà per Aifa di emanare provvedimenti di blocco temporaneo delle esportazioni in caso di scarsità/indisponibilità di un farmaco nel mercato interno. Nei giorni scorsi si è riunito per la prima volta il tavolo ad hoc avviato presso il ministero della Salute mentre l’Ema (European Medicines Agency) ha istituito un’apposita task force. Da parte sua Li Bassi assicura: “Le agenzie regolatorie hanno meccanismi di monitoraggio e riescono a creare reti di tutela per i pazienti. In caso di mancanza temporanea di un farmaco esistono quasi sempre valide alternative”.

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