Carenza farmaci: Ricciardi (Univ. Cattolica), “industria partner di un sistema integrato. In gioco salute pubblica e tutela dei più deboli”

Nel nostro Paese – ma non solo – è emergenza farmaci. Sempre più numerosi quelli ciclicamente irreperibili che grossisti e distributori comprano in Italia perché costano meno per esportarli all’estero. Ma si tratta di beni essenziali per i quali non può valere la logica del libero scambio. In gioco sono salute pubblica e tutela dei più deboli. Parlano tre esperti mentre nei giorni scorsi si è riunito il tavolo ad hoc istituito dal ministero della Salute. In Europa, spiega in un’intervista al Sir Walter Ricciardi, professore ordinario di igiene e medicina preventiva all’Università Cattolica (sede di Roma) e uno dei massimi esperti di sanità pubblica, il mercato dei farmaci è regolato dall’Ema “che ne valuta sicurezza ed efficacia e poi sono i singoli Stati membri a determinare le strategie di mercato e di rimborso”. In Italia – Paese leader nell’industria farmaceutica con un fatturato di 32 miliardi e un export di 26 – non c’è un deficit produttivo, ma a causa del basso prezzo dei medicinali (anche il 20 – 25% in meno rispetto ad altri Paesi Ue) “per le industrie è economicamente più vantaggioso esportare all’estero vendendo al miglior offerente . I trattati europei lo consentono e quindi si muovono nell’ambito della legge”, chiarisce Ricciardi. I farmaci sono però beni essenziali per i quali non può valere la logica del libero scambio: per tentare di arrestare il fenomeno l’esperto suggerisce l’attivazione di “un sistema integrato in cui tutti siano protagonisti e l’industria non venga vista esclusivamente come venditore di pillole ma come partner al quale chiedere di saturare per prima cosa il mercato interno. In gioco ci sono valori come responsabilità, etica, salute pubblica e tutela dei più deboli”.

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