Diocesi: mons. Parmeggiani (Tivoli), “i poveri sono il tesoro della Chiesa” oggi come nella comunità delle origini. “Non cedere a sovranismi”

“San Lorenzo ci chiama a mettere tutto ciò che abbiamo a servizio generoso di Dio e della Chiesa, in un mondo che pare essere ritornato pagano ma nello stesso tempo continua a chiedere espressamente o inespressamente: ‘vogliamo vedere Gesù!’”. Lo afferma mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli e di Palestrina, che ha presieduto oggi pomeriggio nella cattedrale di Tivoli (Rm) la messa nella solennità di San Lorenzo, patrono della diocesi. “Ecco, i tesori della Chiesa sono questi”: mons. Parmeggiani ricorda l’episodio che portò al martirio di Lorenzo il quale, alla richiesta del prefetto imperiale di consegnargli i tesori della Chiesa, gli mostrò i poveri. Ucciso sulla via Tiburtina, “la sua fama giunse fino a Tivoli, dove i cristiani sostituirono il culto agli dei pagani con quello a Lorenzo, per rafforzare la fede nel Dio di Gesù Cristo”. L’esempio e il legame di Tivoli con san Lorenzo, secondo il presule, deve estrinsecarsi anche oggi: “Se non sappiamo ascoltarci, se non sappiamo pensare al bene comune che dobbiamo perseguire insieme prima degli interessi personali, viene meno ogni autentica cultura, gli egoismi di alcuni continuano a lasciar poveri i già tanto poveri, non si creano politiche a sostegno della famiglia, non si sa accogliere chi viene da lontano, si scartano con troppa facilità le vite non nate e quelle anziane o malate” afferma, a livello locale, nazionale ed europeo.
“Quando constato che siamo più preoccupati di come si svolge una cerimonia religiosa che di rispettare i fratelli e le sorelle, di soccorrere tutti senza distinzioni, di amare e perdonare in nome di Cristo… mi domando: dove è la nostra identità cristiana?”, si è chiesto mons. Parmeggiani. “Occorre dunque riscoprirla ripartendo dal Vangelo, dal senso di appartenenza al Dio di Gesù Cristo per poter poi dialogare con gli altri e superare con creatività i nostri egoismi e contribuendo a costruire una società più giusta, fraterna, amica dell’uomo – è la proposta del vescovo – affinché nel dialogo sappiamo dare qualcosa di noi stessi per arricchire il tutto senza isolarci dagli altri, senza sentirci superiori a loro, senza cedere a sovranismi di sorta ma arricchendoci insieme”. “L’Amore di Dio offerto con atti concreti a tutti coloro che lo vorranno accogliere è la ricchezza che, come Lorenzo, siamo chiamati a dare ai fratelli e alla società di oggi. Tutto ciò ci condurrà al martirio? A perdere qualcosa o tutto di noi stessi? Forse! Ma sicuramente avremo dato possibilità di futuro al nostro mondo, all’Europa, all’Italia, alla nostra città!”, ha insistito il presule che ha concluso con l’invito ad essere costruttori della “vera civiltà ove nessuno rimarrà indietro rispetto agli altri ma ci sarà uno spazio di fraternità ed amore per tutti”.

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