Incendio ghetto a Matera: Caritas, “sembra di stare in guerra“

Don Giuseppe Lavecchia, insieme a don Pasquale Giordano, sta coordinando gli interventi della Caritas locale, a “La Felandina”, il ghetto in cui mercoledì scorso ha perso la vita una giovane donna nigeriana, in seguito ad un incendio. Sconforto tra i ragazzi, molti dei quali hanno visto bruciare tra le fiamme i documenti che ne attestavano la regolarità. “Da mesi lavoriamo nel silenzio per aiutare come possiamo questa gente. Portando coperte d’inverno, prestandoci per parlare un po’, ascoltare le loro storie. Adesso che fornelletti e bombole, per questione di sicurezza, sono stati sequestrati, ci stiamo occupando della mensa. Siamo in pochi perché è periodo di vacanza. Alcuni volontari hanno rinunciato alle ferie per rendersi utili. Due giorni fa è arrivato un migrante, ignaro di quanto fosse accaduto. Voleva accamparsi nel ghetto, lo abbiamo sistemato in una casa canonica dismessa insieme agli uomini dell’ufficio immigrazione della Polizia. Sembra di stare in guerra ed un Comune di 12mila abitanti non è attrezzato per gestirla. Alcuni volontari mi hanno detto di aver capito per la prima volta cosa significhi morire di sete, vedendo la gente correre disperata verso l’autobotte della Croce Rossa. Questo posto è un crocevia tra la Basilicata, la Puglia e la Calabria. È centrale, e così ci si può spostare in base a dove c’è richiesta. Subito dopo l’incendio, alcuni ragazzi hanno deciso di andarsene, di raggiungere parenti ed amici, in altre parti d’Italia. Sono regolari, ma nessuno ha residenza qui. Non essendo stanziali diventa anche difficile stabilire un numero certo di quanti siano. Certo è che dopo lo sgombero del ghetto di san Ferdinando, in Calabria, in almeno 150 si sono riversati qui”. Tra loro anche Petty, vittima dell’indifferenza.

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