Meeting Rimini: Fnopi, “formazione strategica per l’infermiere di domani, specialista, manager e garante di continuità assistenziale ospedale – territorio”

Lo sviluppo della professione infermieristica non è solo manageriale, ma anche clinico e per questo di fondamentale importanza è riconoscere ai professionisti le specializzazioni e il loro percorso formativo, e alle specializzazioni saranno anche legati la progressione di carriera e il principio di infungibilità. E’ il panorama che la Fnopi (Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche) sta disegnando per lo sviluppo dell’attività assistenziale degli oltre 450 mila suoi iscritti, di cui 385 mila in servizio e di questi 270 mila circa alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale. Numeri che si traducono in una consistenza della professione infermieristica pari a oltre il 45% di chi lavora in sanità e in oltre il 40% di chi dipende dalle strutture pubbliche. L’argomento è stato al centro del think thank sulla formazione delle professioni al Meeting Salute in svolgimento a Rimini dal 19 al 24 agosto. “Occorre stratificare le competenze specialistiche sia nei modelli organizzativi che negli incardinamenti normativi e contrattuali”, ha detto la presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli. Per questo la Federazione sta mettendo a punto specifici canoni con i ministeri di Salute e Università, sui quali presto si confronterà con le Regioni. Importante, secondo la Fnopi, “che a formare gli infermieri siano gli infermieri. Oggi la professione infermieristica che negli Atenei è la più numerosa (circa il 45% degli iscritti nelle facoltà mediche) ha un numero troppo basso di docenti-infermieri: il rapporto docenti/studenti è 1:1.350. “Per abilitare i professori necessari – osserva la Federazione – ci vorrà anche un investimento relativo di circa 1,7 milioni l’anno”. L’obiettivo, ha concluso Giancarlo Cicolini, del Comitato centrale della Fnopi, è “mantenere continuità dell’assistenza e applicazione dei percorsi clinico-assistenziali, garantire appropriatezza dei trasferimenti nelle diverse aree di intensità (alta – media-bassa intensità), migliorare i percorsi di dimissione dei pazienti, integrare al massimo ospedale e territorio, utilizzare in modo razionale le risorse”.

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