Fondo infanzia e adolescenza: Investing in Children, “29 milioni di euro solo briciole. Il Paese non investe sul suo futuro. Serve un cambio di paradigma”

Anche per il 2019 il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza riceve lo stesso stanziamento dell’anno precedente, circa 29 milioni di euro, secondo la rete Investing in Children – Network per il benessere e l’inclusione dell’infanzia, “briciole del bilancio complessivo dello Stato e segnale evidente che questo Paese non investe sul suo futuro”. Il ministro per la Famiglia Alessandra Locatelli, di concerto con il ministero del Lavoro ha firmato infatti il decreto con il quale sono ripartiti 29 milioni di euro a favore di 15 Comuni riservati, per l’anno 2019, per realizzare specifici interventi a tutela dei minori in famiglie con disagio economico e iniziative a sostegno della genitorialità. “Destiniamo all’infanzia le briciole del bilancio dello Stato e non c’è alcun segnale di ripresa neanche per il biennio 2019-2020”, commentano Ivano Abbruzzi di Fondazione L’Albero della Vita, e Gianluca Budano di Acli nazionali, entrambi portavoce della rete Investing on Children”, secondo i quali il Fondo, “che per anni ha dato dignità, benessere e inclusione a centinaia di migliaia di bambini e di ragazzi in tutta Italia è stato negli ultimi 10 anni marginalizzato, relegato a pochi contesti urbani e progressivamente ridotto”. Il tutto in un quadro dove le politiche nazionali specifiche dell’infanzia – in particolare il Piano Nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e dello sviluppo dei soggetti in età evolutiva – non ha risorse dedicate, regia attuativa efficace, piano di monitoraggio e valutazione di impatto. Dal 2008 si è deciso di destinare il Fondo esclusivamente destinato alle cosiddette “città riservatarie”: le 15 città più grandi o più problematiche in materia di infanzia. Partito con una dotazione di circa 44 milioni di euro, il Fondo ha avuto un decremento costante fino ad assestarsi a circa 28,8 milioni. Di qui l’urgenza, concludono Abbruzzi e Budano, di “un cambio di paradigma che rimetta al centro l’infanzia, in particolare le fasce più vulnerabili che vivono in povertà ed esclusione sociale, con risorse mirate a supporto degli obiettivi concreti”.

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