Johnson & Johnson: Ricciardi (Univ. Cattolica), “i farmaci sono e devono rimanere strumenti di sanità pubblica”

Johnson & Johnson è stata condannata a pagare 572 milioni di dollari per “aver alimentato un’epidemia di dipendenza da oppiacei” nello Stato dell’Oklahoma. In un’intervista al Sir Walter Ricciardi, professore ordinario di igiene e medicina preventiva all’Università Cattolica (sede di Roma) e tra i massimi esperti di sanità pubblica, spiega che la vicenda è “la conseguenza di un modello fallimentare di gestione della sanità, in questo caso specifico di gestione dei farmaci, basato sostanzialmente sul libero mercato”. Lo scienziato, dal 2010 al 2014 presidente dell’ European Association of Public Health, l’associazione di tutte le società di sanità pubblica dei Paesi della regione europea dell’Oms, ricorda l’impegno della società di sanità pubblica scientifica per respingere la “tentazione” di assumere anche in Europa quel modello ed è “su questa strada – avverte – che dobbiamo proseguire”. Per l’esperto, “la vicenda americana è la più flagrante dimostrazione che quando si liberalizza la vendita dei farmaci, parificandola alla vendita di prodotti di consumo generale, e quando se ne affida la prescrizione a medici liberi di farlo senza alcun tipo di condizionamento, si generano queste deviazioni mostruose, con migliaia di morti da overdose di oppioidi, che non si sa come gestire”. Ad una legge “estremamente restrittiva che di fatto vietava la possibilità di prescrivere gli oppiacei” e fortemente “condannata”, spiega, negli Usa è seguita una decina di anni fa una sorta di una liberalizzazione selvaggia e priva di regole che “ha consentito alle case farmaceutiche di esercitare una potentissima azione di promozione sui medici, pagati e co-interessati, e forse in alcuni casi anche ingannati sui rischi di questi medicinali”. In Italia, tuttavia assicura, questo non potrebbe accadere: “Da noi esistono leggi restrittive e ci sarebbero delle linee guida. Non si può affidare unicamente alla discrezione di un medico la prescrizione di farmaci di questo tipo. I pazienti poi, lasciati a se stessi, sono a rischio overdose”. Questa vicenda, conclude, “è tipica di un Paese ricco nel quale la sanità è una commodity e i farmaci un bene di consumo. Questo noi dobbiamo evitarlo: i farmaci sono e devono rimanere una tecnologia di sanità pubblica”.

 

 

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