Strage Corinaldo: mons. Rocconi (Jesi), “arresto di sette persone rende viva la sofferenza ma bisogna fare verità”

“Abbiamo saputo della notizia di sette persone arrestate e sei che facevano parte della ‘banda dello spray’ che, provocando calca, approfittavano anche per derubare. La notizia riempie di dolore nel senso che rende di nuovo viva la sofferenza che abbiamo provato mesi fa”. Così il vescovo di Jesi, mons. Gerardo Rocconi, nato a Corinaldo, propone da Loreto, dove è in corso il pellegrinaggio dell’Unitalsi delle diocesi di Jesi, Senigallia e Fabriano, una riflessione sui fatti di Corinaldo, dove nel dicembre scorso sei persone morirono e 120 rimasero ferite durante un concerto in una discoteca, in seguito alla diffusione di uno spray al peperoncino all’interno del locale. “Non è risolto il discorso più ampio della capienza che si cercava di sapere in ordine ad altro tipo di responsabilità – aggiunge il presule al Sir -. Credo che alla fine anche l’aver conosciuto chi sta dietro alle responsabilità non attenua il dolore, però è importante che si faccia luce su tutto quello che è accaduto”. Il vescovo riferisce che a breve celebrerà una messa per gli ammalati a Loreto e “ci sarà un messaggio nella liturgia: le cose di questo mondo – soldi, ricchezza – non fanno la felictà o danno la gioia”. “In tutto questo ci viene da dire che laddove si è guidati dalla cupidigia, dalla bramosia del possedere o in qualche maniera dell’affermarsi non può che scaturire sofferenza. Questa sofferenza che è tornata viva dal ricordare gli avvenimenti accaduti nel mio paese circa otto mesi fa ci fa dire che se non ritroviamo la capacità di relazionarci in maniera corretta, attenta e premurosa, piena di attenzione e amore per il prossimo, troveremo sofferenze più grandi”. Ricordando l’esperienza nei santuari di Lourdes e Loreto, tra tanta gente che soffre, il vescovo spiega che “dove c’è un atteggiamento buono si sta meglio, dove si vive per il possedere e per l’avere, per l’approfittarsi degli altri, non c’è che disperazione e morte”.

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