Decreto Sicurezza bis: Mattarella promulga la legge ma avverte, “soccorrere chiunque sia trovato in mare in condizione di pericolo”

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Foto: Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Al di là delle valutazioni nel merito delle norme, che non competono al Presidente della Repubblica, non posso fare a meno di segnalare due profili che suscitano rilevanti perplessità”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha promulgato la legge di conversione del decreto legge 14 giugno 2019, “Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”, noto come decreto Sicurezza bis, ma con due rilievi, nella lettera inviata ai presidenti delle Camere e al premier Conte. La prima osservazione di Mattarella si riferisce all’ammenda amministrativa che arriva fino a un milione di euro “nel caso di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali – per motivi di ordine e sicurezza pubblica o per violazione alle norme sull’immigrazione”. Sanzione “aumentata di 15 volte nel minimo e di 20 volte nel massimo”. Il capo dello Stato osserva che “non è stato introdotto alcun criterio che distingua quanto alla tipologia delle navi, alla condotta concretamente posta in essere, alle ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate”. Dunque, Mattarella invita alla “necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti”. Il presidente della Repubblica ricorda, inoltre, l’obbligo di rispettare i trattati internazionali. E cita la convenzione di Montego Bay, che prescrive che “ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizione di pericolo”. La seconda criticità segnalata riguarda l’articolo 16 lettera b), che “rende inapplicabile la causa di non punibilità per la ‘particolare tenuità del fatto'” relativa alle ipotesi di “resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale”. Questa scelta legislativa, secondo il capo dello Stato “impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte poste in essere”.

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