Diocesi: mons. Tomasi (Bressanone) ai fedeli di Treviso, “desideroso di conoscervi e di farmi conoscere, per camminare insieme in Cristo”

Foto Irene Argentiero

“Tanti sono i presbiteri e i fedeli giunti oggi da Treviso per partecipare alla mia ordinazione. Carissimi, in questa celebrazione avete potuto gustare un poco della mia storia, del mondo da cui provengo e dal mondo dal quale vengo a voi, con trepidazione, ma anche con gioia. Verrò presto, portando tutto me stesso e desideroso di conoscervi e di farmi conoscere, di incontrare la vostra esperienza di fede e di vita cristiana, portandovi con semplicità la mia, per camminare insieme e insieme essere Chiesa di Cristo, fedele al Vangelo”. Con queste parole mons. Michele Tomasi si è rivolto ai fedeli giunti da Treviso a Bressanone per partecipare alla sua ordinazione episcopale. “Sono cresciuto in questa diocesi – ha ricordato mons. Tomasi – che impara quotidianamente ad ascoltare la Parola di Dio nella lingua, nella cultura, nei ritmi, nelle luci e nelle ombre degli altri, dei tedeschi, dei ladini, degli italiani e ora anche di tutti coloro che bussano alle nostre porte. Se insieme continuiamo a vivere da figli del Padre e discepoli del Figlio, non possiamo che vivere da fratelli e sorelle, nella potenza dello Spirito”. A portare il saluto dei vescovi del Triveneto al nuovo vescovo Tomasi è stato il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia. “Il ministero episcopale – ha ricordato il presidente della Conferenza episcopale del Triveneto – non è una carica onorifica. Viene attribuito perché c’è una Chiesa che lo richiede e di tale Chiesa il vescovo diventa il primo servitore. Il vescovo è l’apostolo, colui che è mandato da Gesù per servire, guidando, così deve anche esporsi in prima persona, sapendo di poter confidare sui tanti doni di grazie, di umanità, di santità e di competenze della sua Chiesa”. “Caro vescovo Michele – il servizio episcopale si esercita in modo sinodale, tanto nella Chiesa universale, quanto in quella particolare. Richiede capacità d’ascolto e di discernimento evangelico, ma anche assunzione di responsabilità personale. Come vescovo non avere altro criterio che il Signore Gesù. Ogni sera l’esame di coscienza non lo facciamo dinanzi alle agenzie stampa, ma al crocifisso”.

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