Medio Oriente: evangelici di Libano e Siria prendono le distanze dai “cristiani sionisti”

Il reverendo Joseph Kassab, presidente del Consiglio supremo delle comunità evangeliche in Siria e Libano, ha lanciato un appello ai media locali e globali affinché siano evitate le espressioni che identificano come “cristiani evangelici“ i rappresentanti dei gruppi di cristiani occidentali impegnati a sostenere con fervore lo Stato d’Israele, giustificando tale opzione con argomenti religiosi connessi alla loro visione della storia e dell’escatologia. Tale identificazione – ha spiegato Kassab in una dichiarazione ufficiale diffusa nei giorni scorsi e rilanciata da Fides – alimenta equivoci nell’opinione pubblica a danno delle comunità cristiane evangeliche presenti in Siria e Libano, che nel seguire la propria fede non hanno mai mancato di manifestare il proprio patriottismo e anche il “sostegno alla causa palestinese”. I cristiani evangelici – ha argomentato l’esponente cristiano nativo di Aleppo nel suo comunicato – non possono essere identificati con le posizioni e le scelte di quelli che lui ha definito come “cristiani sionisti”, così come non possono essere attribuite all’islam tout court le posizioni e le iniziative dei gruppi jihadisti accusati di terrorismo. Kassab ha voluto rimarcare anche il fatto che le comunità evangeliche in Siria e Libano “non hanno alcun punto di riferimento teologico, dottrinale o amministrativo al di fuori dei Paesi in cui vivono”. Le sigle e i gruppi cristiani da cui Kassab prende le distanze sono quelli che interpretano in chiave escatologica la creazione dello Stato d’Israele e alla luce delle profezie bibliche considerano il ritorno di tutti gli ebrei nella Terra promessa a Abramo come una condizione da adempiere per affrettare la fine dei tempi e la seconda venuta di Cristo.

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