Rifugiati: Di Bari e Vignali (Interno e Esteri), “collaborazione tra pubblico e privato per coniugare umanità e legalità”

Roland Schilling e Michele Di Bari

“Una collaborazione tra privato e pubblico in una sorta di gara per coniugare umanità e legalità”: questi sono stati i corridoi umanitari secondo Michele Di Bari, del Ministero dell’Interno, nel suo intervento oggi a Roma alla conferenza stampa che ha annunciato il conferimento del Premio Nansen per i rifugiati per la regione Europa dell’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) ai corridoi umanitari, finanziati separatamente dalle Chiese cristiane (Chiesa cattolica italiana, Fcei e Tavola valdese) e realizzati operativamente da Comunità di Sant’Egidio e Caritas italiana, in collaborazione con il governo italiano. “I corridoi umanitari – ha aggiunto – sono un esempio concreto di ciò che siamo chiamati ad esprimere sotto il profilo istituzionale e che hanno dato importanti risultati”. Anche Luigi Maria Vignali, del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha riconosciuto l’importanza del premio, “perché bisogna misurare in concreto ciò che si fa e modificare la narrativa sui rifugiati”. “Purtroppo – ha affermato – in questo periodo anche parole che un tempo non erano controverse, come buono e buonista, hanno assunto una accezione negativa. Il premio ci dà l’occasione per riaffermare l’impegno a favore delle persone più vulnerabili”. Roland Schilling, rappresentante regionale per il Sud Europa dell’Unhcr, ha ricordato che il Premio Nansen è stato istituito nel 1954 e viene conferito ogni anno “ad una persona, un gruppo o un’organizzazione che si è dedicata ben oltre la chiamata del dovere a proteggere i rifugiati, gli sfollati e gli apolidi”. I corridoi umanitari, ha detto, “rappresentano il segno tangibile della responsabilità internazionale condivisa anche con Paesi come il Libano e l’Etiopia che hanno numeri altissimi di rifugiati”. “Si parla molto degli alti numeri di chi arriva in Europa – ha precisato Schilling – ma dalla prospettiva delle Nazioni Unite questo è ingannevole. Più dell’80% dei rifugiati vivono in Paesi poveri o a medio-reddito”.

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