Kashmir: Riyaz (ambasciatore Pakistan in Italia), “comunità internazionale faccia pressione su India perché rispetti i diritti umani”

Un appello alla comunità internazionale perché “il mondo consapevole sia consapevole di quanto sta accadendo nella regione indiana del Kashmir sul fronte dei diritti umani”. Il Kashmir, a prevalenza musulmana, è da decenni oggetto di una disputa tra Pakistan e India, con movimenti indipendentisti interni che hanno portato l’India a rendere la regione più militarizzata al mondo: 1 milione di soldati su 8 milioni di abitanti. Dal 5 agosto la crisi si è inasprita perché il governo nazionalista indù, attraverso un decreto presidenziale, ha revocato lo statuto autonomo del Kashmir, inserendo una clausola per cui anche persone non residenti (quindi di religione indù) possono acquistare le terre. Una sorta di colonizzazione, secondo il governo pakistano, che cambierebbe l’assetto demografico della zona. Oggi il Kashmir è completamente isolato: “Mancano cibo, medicine, non c’è internet, i telefoni non funzionano e vengono commesse atrocità quotidiane – denuncia Nadeem Riyazm, ambasciatore del Pakistan in Italia, incontrando alcuni giornalisti della stampa italiana e straniera -. Bambini e adolescenti vengono prelevati dalle proprie case e fatti sparire. Agli osservatori delle organizzazioni internazionali non viene dato il permesso di entrare, nemmeno ai membri del partito indiano di opposizione”. Queste le cifre citate dall’ambasciatore pakistano, dall’inizio della crisi, un conflitto a bassa intensità: “100.000 persone uccise, 22.000 vedove, 108.000 bambini orfani, 12.000 donne violentate, 1.600 bambini resi ciechi dalle pistole ad aria compressa. Ci sono torture, sparizioni ed omicidi extragiudiziali”. Secondo Riyazm bisogna inquadrare la situazione del Kashmir in un contesto regionale: “L’Asia meridionale è una regione piena di conflitti. Non vogliamo che il Kashmir venga abbandonato a se stesso, perché potremmo avere serie ripercussioni”. L’ambasciatore chiede alla comunità internazionale di “fare pressione sull’India perché restituisca alla popolazione kashmira i propri diritti. Se non si trova una soluzione alla crisi del Kashmir le cose andranno sempre peggio. Abbiamo bisogno di pace in quell’area. Il Pakistan vuole la pace. Vogliamo la nostra sovranità e vogliamo le negoziazioni. A patto che non si debba partire da una situazione di inferiorità”.

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