Famiglia: mons. Paglia (Pav) in Rwanda, “in Africa vive le stesse minacce dell’Occidente”

“In Africa, nonostante al forza della cultura locale, la famiglia vive le stesse minacce: disgregazione dell’unità familiare, pressioni economiche e sociali, natalità e denatalità, perdita di forza della visione ecclesiale. Eppure la famiglia è il centro della società e il baricentro della formazione della persona”. Lo ha detto il presidente della Pontificia accademia per la vita, mons. Vincenzo Paglia, parlando ieri pomeriggio a sacerdoti, laici, operatori pastorali dell’arcidiocesi di Kigali. “La famiglia e la protezione della vita” è stato il tema trattato da mons. Paglia, che ha sottolineato come le sfide alla unità della famiglia siano le stesse nel mondo. “La vita così come ci viene consegnata nelle Scritture, conservate per sempre nella tradizione ecclesiale, non esiste mai come realtà astratta, come concetto o come idea – ha aggiunto l’arcivescovo -. No, la vita umana è sempre una vita concreta, in un tempo e in un luogo, in una trama relazionale che la genera, la protegge e la evoca. La vita, in breve, siamo noi, siamo ciascuno di noi, per tutta la sua esistenza, e l’intera umanità nel suo oggi e domani”. È proprio questa ricollocazione nel concreto delle relazioni, a suo avviso, che consente di “considerare in modo efficiente i grandi dibattiti che si svolgono sul tema della famiglia e della vita”. “Papa Francesco ha capito così bene questo legame intimo che anche a livello istituzionale ha collegato i due grandi centri di riflessione accademica sulla famiglia e sulla vita (l’Istituto Giovanni Paolo II e la Pontificia Accademia per la Vita), e ha unificato in un dicastero la cura pastorale di queste realtà”. Secondo mons. Paglia, “la qualità umana che la forma familiare offre alla vita è la più grande risposta a tutte queste pratiche (politiche, sociali e persino mediche) che vogliono separare la generazione dall’amore che ci fa esistere e proteggere”. “Riportare la vita umana nel contesto familiare (nell’origine e nel compito) significa pronunciare la parola più forte contro questa cultura che invade l’Occidente e di cui il continente africano non può pretendere di essere immune, cioè l’individualismo assoluto, sciolto nei rapporti con gli altri”.

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