Fine vita: mons. Crociata (Latina), “in gioco sofferenza e libertà”. “Necessarie per chi è affetto da un male inguaribile la terapia e la cura”

“La grave sofferenza a cui sottopongono alcuni tipi di patologie, chiede una cura e una attenzione che solo strutture attrezzate e personale specializzato riescono ad affrontare efficacemente. Impressiona in questo senso il numero di persone che hanno potuto usufruire di questo straordinario servizio”. Lo ha affermato oggi pomeriggio il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata, nel suo saluto all’hospice San Marco di Latina, nell’ambito delle cerimonie per il decennale di attività della struttura sanitaria. Dopo aver espresso la propria gratitudine verso “coloro che hanno permesso a questa struttura di essere fondata e di funzionare in maniera così efficiente”, mons. Crociata ha affermato che “non posso fare a meno di osservare una singolare coincidenza di questa ricorrenza con il dibattito in corso in questi giorni su un tema molto vicino ad essa”. “Non ho intenzione né interesse a esprimere valutazioni su interventi istituzionali o su opinioni formulate su tale questione”, ha precisato il vescovo, sottolineando però che “in gioco sono due temi delicatissimi della vicenda umana: la sofferenza e la libertà”. “Sulla prima c’è poco da dire, se non che tutto quanto si fa per alleviarla è benedetto”, ha rilevato, aggiungendo che “non sono soltanto io a ritenere che tanti pensieri e tante decisioni estreme sorgono soltanto dalla sofferenza e dalla paura della sofferenza. Vorrei dire con senso di ammirazione, proprio in questo luogo, che ci sono due cose assolutamente necessarie nella condizione estrema di chi è affetto da un male inguaribile: la terapia e la cura. Uso la parola cura in maniera distinta dalla terapia, perché essa riguarda la relazione personale, la cura della persona fatta di attenzione, accompagnamento, delicatezza, possibilmente affetto. Non solo la terapia è cura, ma la cura (della persona) in certi momenti diventa la terapia più efficace”.
Sul tema della libertà, ha continuato, “mi limito a chiedermi ad alta voce se per caso l’affermazione della libertà di porre fine alla propria vita non sia più la pretesa degli ideologi di una libertà sciolta da ogni limite e condizione, che non il desiderio di chi si trova al termine della propria esistenza. E ancora mi chiedo se la richiesta di porre fine alla propria vita da parte di persone in condizioni estreme non sia l’effetto di una desolazione e di un abbandono senza speranza, più che la lucida ponderata decisione di farla finita”. “Credo che – ha concluso il vescovo – finché ci saranno strutture come questa, si potrà dire che è facile capire che non abbiamo bisogno di una libertà che nega la stessa libertà, che annienta una persona libera”.

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