Laicità dello Stato e religioni: p. Sale, mondo islamico crei “propria sintesi dei rappor­ti tra autorità politica e autorità religiosa”

Un confronto tra le tre religioni monoteiste di matrice abramitica, sottolineando i diversi approcci che esse, soprattutto negli ultimi secoli, hanno avuto nei confronti della modernità e della laicizzazione della compagine statale e delle sue istituzioni giuridiche. A proporlo dalle colonne del numero de La Civiltà Cattolica in uscita sabato 7 settembre, anticipato oggi al Sir, è p. Giovanni Sale. “Nelle società cristiane – spiega -, la distinzione tra ambito religioso e ambito secolare è frutto di un lungo e articolato processo storico – tra l’altro diverso, tra occidente e oriente – che in realtà è iniziato già nei primi secoli del cristianesimo”. Nella tradizione ebraica, di fatto – “fino alle cosiddette ‘leggi di emancipazione’, che in Europa, a partire dal XVIII secolo, permisero agli ebrei di diventare cittadini di quegli Stati che da secoli li ospitavano – negli ambienti della diaspora il rapporto tra religione e diritto era indissolubile. Il problema si cominciò a porre, secondo le categorie occidentali, con la nascita, nel 1948, dello Stato di Israele”. Nella tradizione islamica, evidenzia il gesuita, “la comunità politica e la comunità religio­sa sostanzialmente coincidono, nel senso che sono ordinate allo stesso fine, sebbene indichino realtà differenti”. Per questo, generalmente, nel mondo islamico esiste “una forte compenetrazione tra reli­gione e Stato, tra norme religiose e leggi civili”. Alla luce di alcuni tentativi di modernizzazione di stampo europeo, la conclusione di p. Sale, “è chiaro che debba essere lo stesso mondo islamico” a creare “una propria sintesi dei rappor­ti tra autorità politica e autorità religiosa, tanto più che il Corano a tale riguardo lascia ampia libertà di scelta”.

 

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