Vocazione: Enzo Bianchi, “anche nella polis il cristiano è chiamato a mostrarsi tale con la sua testimonianza”

(da Bose) “La vocazione, la chiamata di Dio ha dimensione cosmica e non solo individuale, una dimensione personale e comunitaria, una dimensione pubblica che si incarna nella storia e nella vita della polis. Anche nella polis il cristiano è chiamato a mostrarsi tale con la sua testimonianza”. Lo ha ricordato questo pomeriggio Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, chiudendo il XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità dedicato al tema “Chiamati alla vita in Cristo”.
“La vocazione – ha aggiunto – è una realtà dinamica, un’apertura al futuro, sempre nuovo e sempre in attesa, che il Signore prepara per noi. Dimenticare il passato, secondo l’espressione di Paolo, non significa perdere le proprie radici ma fare spazio a quel seme gettato in noi, fare spazio alla Parole di Dio che sempre diventa nuova e deve diventare carne nella nostra vita”.
Richiamando il tema del convegno, Bianchi ha sottolineato che “la vita in Cristo non è riducibile ad un modello morale” ma “al contrario, è segnata dal primato della grazia che deve sempre essere riconosciuto perché possa mettere in noi la multiforme bellezza dei doni che vengono dati dal Signore”. “La bellezza a cui siamo chiamati – ha proseguito – non è un astratto ideale ma un concreto cammino nelle vicende del mondo creato, della storia, nella polis”. “In Cristo, l’amore diventa libertà, permette a ciascuno di riconoscersi nell’altro senza negare la propria particolarità”, ha continuato Bianchi, evidenziando che “in questa pluralità riconciliata e compaginata in unità sta anche la vocazione specifica di una comunità cristiana mai separata dalla compagnia degli uomini, mai separata rispetto a ciò che è il mondo perché siamo destinati alla compagnia degli uomini, alla comunità umana e attraverso questo possiamo realizzare il comandamento nuovo e definitivo lasciatoci da Cristo”. Ringraziando poi relatori e partecipanti al convegno, Bianchi ha evidenziato che “desideriamo continuare questo umile servizio alle Chiese senza strategie e senza tecniche, ma offrendo il nostro spazio per il dialogo, la nostra preghiera per la pace e la concordia delle Chiese, il nostro amore perché sia possibile davvero camminare insieme come Cristo ci chiede”.

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