Vocazione: Papanikolaou (Fordham University), “siamo chiamati a modellare un secolarismo cristiano nella polis”

(da Bose) “Se la sola e unica vocazione cristiana è alla theosis, cioè la comunione divino-umana realizzata attraverso un percorso ascetico in cui si impara come amare, il cristiano è dunque chiamato a operare nel contesto di un secolarismo cristiano, di una polis che protegge e tutela il pluralismo, anche morale”. Lo ha affermato questo pomeriggio Aristotle Papanikolaou, co-fondatore e senior fellow al Fordham’s Orthodox Christian Studies Center e al Center for the Study of Law and Religion presso l’Università di Emory, intervenendo al XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa che si conclude oggi a Bose. Per Papanikolaou, “per creare strutture che garantiscano che tutti gli uomini siano trattati come unici e irriducibili, i cristiani dovrebbero adoperarsi per una massimizzazione del pluralismo, tale che lo spazio pubblico politico non possa sposare la moralità di una singola tradizione religiosa, indipendentemente dalla storia culturale di quello spazio pubblico politico condiviso”. In questo contesto, inoltre, il cristiano “non accetterà uno spazio pubblico politico privo di moralità, ma opera in favore di uno spazio pubblico politico plasmato da una moralità che si fonda su un consenso inclusivo”. E, riferendosi al mondo ortodosso, ha aggiunto che “la Chiesa non può utilizzare il privilegio della sua posizione culturale e storica per imporre la propria moralità su di uno spazio pubblico politico, condiviso e pluralistico”. “Ai nostri giorni è impossibile pensare alla polis senza pensare al termine secolare”, ha osservato, spiegando poi la triplice forma del secolarismo: declino, privatizzazione della religione, differenziazione. “Nessuno – ha sottolineato – crede più che la religione sarà spazzata via o eliminata. Quel che rappresenta ancora un oggetto di discussione è se la religione debba essere privatizzata, ma anche su questo punto l’opinione dominante in Occidente è che la religione debba avere piuttosto una voce forte nella sfera pubblica”. “Ma – ha precisato – quando la religione o le istituzioni religiose sfruttano la loro autorità per plasmare strutture legislative tali da limitare il pluralismo religioso e minacciare la libertà e l’uguaglianza allora non c’è secolare”. “È questo che la nostra vocazione cristiana ci chiede? Io penso di no”, ha affermato, ribadendo che “siamo chiamati a modellare un secolarismo cristiano nella polis. Dobbiamo ricordarci che la Chiesa e l’arena politica sono due spazi differenti”. E ha concluso esprimendo la convinzione che “un liberalismo politico che promuova un bene comune che richieda un pluralismo secolare renda possibile una comunione tra le persone superiore a quella del totalitarismo. È molto, molto forte la tentazione di utilizzare lo stato e il nazionalismo per assicurare il privilegio dell’ortodossia in una società in nome della deificazione della cultura e della polis” ma “questa è la tentazione di Giuda, non la politica della theosis a cui siamo tutti chiamati”.

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