Papa in Madagascar: discorso autorità, “la globalizzazione economica non dovrebbe portare ad una omogeneizzazione culturale”

(Foto Vatican Media/SIR)

L’aiuto fornito dalle organizzazioni internazionali allo sviluppo del Paese “è grande e rende visibile l’apertura del Madagascar al mondo”, ma “il rischio è che questa apertura diventi una presunta ‘cultura universale’ che disprezza, seppellisce e sopprime il patrimonio culturale di ogni popolo”. A lanciare il grido d’allarme è stato il Papa, che nel primo discorso in Madagascar, rivolto alle autorità dal palazzo presidenziale di Antananarivo, ha ribadito che “la globalizzazione economica, i cui limiti sono sempre più evidenti, non dovrebbe portare ad una omogeneizzazione culturale”. “Se prendiamo parte a un processo in cui rispettiamo le priorità e gli stili di vita originari e in cui le aspettative dei cittadini sono onorate, faremo in modo che l’aiuto fornito dalla comunità internazionale non sia l’unica garanzia dello sviluppo del Paese”, la proposta di Francesco: “sarà il popolo stesso che progressivamente si farà carico di sé, diventando l’artefice del proprio destino”. “Ecco perché dobbiamo prestare un’attenzione e un rispetto particolari alla società civile locale”, ha spiegato il Papa: “Sostenendo le sue iniziative e le sue azioni, la voce di coloro che non hanno voce sarà resa più udibile, così come le varie armonie, anche contrastanti, di una comunità nazionale che cerca la propria unità”. “Vi invito a immaginare questo percorso nel quale nessuno è messo da parte, o va da solo o si perde”, l’esortazione al popolo malgascio: “Come Chiesa – ha assicurato Francesco – vogliamo imitare l’atteggiamento di dialogo della vostra connazionale, la Beata Victoire Rasoamanarivo, che san Giovanni Paolo II beatificò nella sua visita di trent’anni fa. La sua testimonianza d’amore per la sua terra e le sue tradizioni, il servizio ai più poveri come segno della sua fede in Gesù Cristo ci mostrano la via che anche noi siamo chiamati a percorrere”, per contribuire, “in un dialogo permanente con i cristiani delle altre confessioni, con i membri delle altre religioni e con tutti gli attori della società civile, all’avvento di una vera fraternità che valorizzi sempre il fihavanana, promuovendo lo sviluppo umano integrale, affinché nessuno sia escluso”.

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